Rivolte e disordini nelle carceri Gli agenti: più tutele
«Meno politica e ideologia, più concretezza» è questo l’appello fatto dai rappresentanti sindacali del Sappe (Sindacato autonomo Polizia Penitenziaria) che ieri hanno fatto il punto sulla situazione, ormai quasi ingestibile, del carcere di Ferrara. Il segretario generale Giovanni Battista Durante ha usato parole molto dure: «c’è una preoccupante escalation delle aggressioni al personale, che non ha i mezzi adatti per riuscire a mantenere l’ordine; sono troppi ormai i casi di detenuti riottosi complessi da bloccare e calmare».
I dati sono allarmanti: In Italia i gesti di autolesionismo sono passati da 9.500 a 10.400 in un anno, mentre i tentativi di suicidio sono cresciuti da 1.135 a 1.198. A Ferrara gli atti di autolesionismo sono stati 40 nel 2017, 54 nel 2018, mentre i tentati suicidi sono stati 2 nel 2017 e 12 nel 2018, e il 2019 non è ancora finito.
I numeri in ascesa incidono sulla stabilità degli istituti e il personale addetto, oltre a non sentirsi tutelato, deve sobbarcarsi sovraccarichi di lavoro per tenere tutto sotto controllo. «Con una migliore organizzazione, ha continuato Durante, si potrebbe cambiare in meglio e garantire un servizio efficiente ed equilibrato, ma il nostro sospetto è che manchi la volontà politica.
Quello che si chiede in pratica è un protocollo operativo chiaro, in carcere e fuori, perché quello che c’è adesso è parecchio confusionario; questo darebbe la possibilità a chi lavora a stretto contatto con i detenuti di contrastare gli eventi critici che ormai sono all’ordine del giorno. Francesco Tucci, segretario provinciale ha continuato: «Siamo stanchi di continuare a prendere calci e pugni dai detenuti, chiediamo alla direzione di concretizzare provvedimenti immediati». Il segretario regionale Francesco Campobasso ha concluso dicendo: «la nostra speranza è di essere ascoltati, in modo da sederci al tavolo e affrontare con lucidità tutte le problematiche e avere soluzioni per affrontare l’endemica carenza di personale, l’assenza di linee guida condivise, la mancanza di strumentazione e l’obsolescenza dei mezzi». –
Emanuela De Domenico
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