Comuni assenti. Mea culpa sul turismo
Il fondo del direttore de la Nuova Ferrara
La promozione turistica territoriale penalizza Ferrara. Nella geografia vasta di “Destinazione Romagna”, veicolo regionale a cui sono agganciate le province costiere, la disomogenea appendice estense quasi si perde, certo perde visibilità ed opportunità. I Lidi, tutto sommato, possono andare a traino, godere dei benefici riflessi di una programmazione piantata nelle lunghe spiagge oltre Reno, incernierata sul divertimentificio Milano Marittima - Rimini - Riccione e le colline che vi si affacciano. Ma il Delta extrabalneare? Ma il capoluogo e la rete delle delizie estensi? E Cento?
Ha ragione l’amministrazione comunale ferrarese a sottolineare la questione, reclamando maggiori attenzioni. Ma la polemica non può prescindere da un preliminare mea culpa dei nostri enti, con un’unica eccezione. Il punto è che i rappresentanti ferraresi disertano i tavoli su cui si decidono linee strategiche e investimenti sul turismo. I dati emersi da un accesso agli atti del consigliere provinciale Gino Soncini sono impietosi: su dieci assemblee dei soci, dal 2017, Ferrara ne ha saltate sei; Argenta, Codigoro e i comuni dell’unione Terre e Fiumi otto; Cento, Fiscaglia, Mesola e Voghiera addirittura nove, e Goro proprio non s’è mai fatto vedere. Merito alla serietà della sola amministrazione di Comacchio: otto presenze, con buoni risultati.
I tre membri ferraresi nel Cda di Destinazione Romagna non hanno fatto molto meglio: 43 assenze su 66 convocazioni. Nel 2018, in particolare, hanno messo assieme appena cinque presenze su trenta. Chi c’era ha scelto, evidentemente seguendo il proprio tornaconto. Non ci si può stupire che gran parte delle opportunità siano finite in Romagna, terra che sa far sistema, che addirittura ragiona sulla possibilità di diventare provincia unica puntando a status e vantaggi di una policentrica città metropolitana. Noi dove eravamo? Dove saremo?
Buona domenica.
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