La Sacca e il progetto fantasma Presentato ma mai avviato
Nel 2016 la Regione annunciò l’arrivo dei fondi per un lavoro in zona Traghetto Più di 300mila euro per ossigenare un’area a Gorino e salvare le vongole
Era il 21 ottobre 2016 quando sulla banchina del Porto di Goro, alla presenza di tutte le autorità locali e provinciali, l’assessore regionale Paola Gazzolo, annunciava l’arrivo di 344.755 euro per la costruzione di una manufatto in località Traghetto a Gorino, all’interno della Sacca di Goro. «Noi stiamo ancora spettando, mentre gli allevatori fanno fatica a trovare le vongole nella nursery anche quest’anno – incalza il consigliere comunale e provinciale Gino Soncini –. Che fine ha fatto quel progetto? In vista delle prossime elezioni regionali, qualcuno lo tirerà ancora fuori dal cassetto?» .
acqua e ossigeno
Sono anni che la sacca di Goro, per tutta una serie di ragioni, sta soffocando. «Il progetto, molto atteso dagli allevatori di vongole e dai pescatori in Sacca, avrebbe avuto un ruolo importante per garantire una migliore ossigenazione, regolare gli scambi idrici tra il Po e la Sacca in una delle aree interne ancora colpite da crisi anossiche». E aggiunge, «Ad oggi è tutto fermo nonostante le mie continue richieste al Servizio regionale Area Reno e Po di Volano. Abbiamo avuto la fortuna di due estati non particolarmente critiche ma non ci si può permettere di mettere a rischio l’economia della Sacca di Goro».
In questi giorni la raccolta del novellame per la semina non sta andando benissimo, le ceste sono piene di altre specie che non hanno mercato mentre la vongola verce fa fatica a crescere. «I problemi sono tanti e diversi – dice Soncini –. Ma annunciare lavori in pompa magna e poi non iniziarli nemmeno è l’ennesima presa in giro».
il progetto
La nuova opera avrebbe dovuto sostituire il manufatto attualmente esistente, costituito da due tubi in orizzontale con paratoia, ormai totalmente ostruiti e che non consentono di regolare correttamente lo scambio idrico necessario tra la sacca e fiume e favorire, anche con l’utilizzo di pompe meccaniche, una maggiore dinamicità idraulica dell’intera area, col fine di contrastare lo sviluppo delle macroalghe o le eventuali crisi anossiche.
L’opera era stata descritta nei dettagli: “costituita da tre luci di deflusso, manovrabili con paratoia, e consentirà, all’occorrenza, l’alloggiamento di tre pompe idrovore ad asse orizzontale, di proprietà del Comune di Goro e già disponibili, che consentiranno di riversare le acque della sacca nel Po”. «Niente di niente - specifica Soncini -. Qualcuno dei nostri in Regione, che quel giorno erano presenti qui in Porto, potrebbe chiedere alla Gazzolo che fine hanno fatto soldi e progetto? Se qualcuno verrà sotto elezioni, sarà sempre ben accolto ma deve sapere che non ci facciamo prendere in giro da nessuno». —
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