Mais sempre più trascurato Produzione in calo del 14%
Prezzi bassi, meteo avverso e concorrenza con le biomasse le ragioni della crisi Mesini (Confagricoltura): segnali incoraggianti dal tavolo tecnico ministeriale
«In Italia la coltivazione del mais si attesta su circa 590 mila ettari con una diminuzione, nel decennio 2009 – 2019, di ben 437 mila ettari. Anche la produzione di granella è passata, nello stesso periodo, da 10 milioni di tonnellate a 6,2 milioni di tonnellate; e oggi copre a malapena il 50% dei consumi interni».
È il presidente della sezione cereali di Confagricoltura Ferrara Claudio Mesini a ricordarlo, che sottolinea come l’Italia sia diventata un importatore netto di mais (in maggior parte Ogm) e anche la provincia di Ferrara, dove il mais era una produzione di rilievo, ha visto un continuo contrarsi delle superfici, con un calo stimato oggi, rispetto al 2018, del 14%.
La disaffezione
«Ricercare le ragioni di questa disaffezione verso la coltivazione del mais da granella – prosegue Mesini – è un esercizio che, se da una parte risulta facile comprendere (prezzi stabilmente bassi da diversi anni, difficoltà colturali dovute a stagioni particolarmente siccitose, concorrenza dell’utilizzo del mais da biomassa), non altrettanto facilmente si comprende quali alternative colturali si possano mettere in campo, perché il mais presenta un’elevata capacità produttiva in funzione di un’endogena capacità di massimizzare le risorse utilizzate (acqua, elementi nutritivi, aria, luce). È infatti una vera e propria fabbrica vegetale con un altissimo indice di efficienza e di conversione. Ciononostante la percezione dell’opinione pubblica a riguardo è talvolta distorta da luoghi comuni infondati. Certo è che oggi, come ormai per ogni produzione, serve una grande professionalità e usare le più moderne tecnologie per raggiungere risultati che consentano, seppure in un contesto di bassi prezzi, una redditività sufficiente».
In Emilia Romagna nel 2019 sono stati 100. 425 gli ettari della campagna maidicola, con la nostra provincia che mantiene il primato regionale con 37.126 ha. Nel Ferrarese le produzioni medie (colture irrigate) si sono attestate sulle 11 ton/ha, registrando una buona qualità anche dal punto di vista sanitario, anche se in diversi areali la grandine e la piovosità eccessiva di maggio hanno portato a cali significativi di produzione.
«Per tornare allora alla domanda iniziale, se coltivare mais conviene ancora – conclude il Presidente della Sezione Cereali di Confagricoltura Ferrara – rispondo con un sì, perché segnali incoraggianti per il comparto giungono dal tavolo tecnico permanente sul mais al Mipaaf, dove è stata sottolineata la massima attenzione al settore da parte delle istituzioni per mettere in campo tutte le misure per sostenere un comparto così fondamentale per le nostre produzioni zootecniche ma non solo».
Per il futuro, quindi, «considerato che non si prevedono grandi variazioni di prezzo, anche se la diminuzione degli stock mondiali potrebbe riservare qualche sorpresa, non ci rimane che affinare le tecniche colturali abbandonando la coltivazione del mais ove non sia possibile irrigare e applicare tutte le tecniche colturali che consentano di ridurre i costi senza penalizzare la produzione». –
Andrea Tebaldi
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