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Giornata dell’Anmil a bondeno 

Crescono le vittime sul lavoro e le malattie professionali

Crescono le vittime sul lavoro e le malattie professionali

Alberti: «Nel 2018 aumento pauroso». I più colpiti gli uomini tra 40 e 59 anni Preoccupazione anche per l’aumento delle denunce di infortunio in agricoltura 

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BONDENO. Parlare di “morti bianche” sembra quasi fuorviante. Perché dietro agli incidenti che avvengono quotidianamente sul lavoro (in Italia muoiono 387 persone ogni cento giorni) ci sono responsabilità, poca prevenzione e la caccia al profitto a tutti i costi.

Il risultato di questo processo è un depauperamento delle politiche del lavoro e delle tutele di chi, per usare le parole del consigliere Anmil, Alberto Alberti, «spesso non torna a casa la sera, dopo essere uscito al mattino per consentire una vita dignitosa alla propria famiglia o per avere le risorse necessarie a fare studiare i figli».

GUERRA SILENZIOSA

Certamente, il bollettino descritto è quello di una “guerra silenziosa”, che si combatte in tempo di pace. Il sindaco Fabio Bergamini ricorda ad esempio il triste fenomeno «delle aggressioni in ambito sociosanitario, che rendono l’idea del decadimento della nostra società. Come amministratori di questo territorio, dobbiamo fare qualcosa tutti insieme, pensando ad un fondo per aiutare chi subisce aggressioni e violenze».

In sala al centro polifunzionale c’erano ieri anche l’assessore poggese Piergiorgio Brunello, assieme al comandante della municipale Stefano Ansaloni e ad Andrea Ferrarini della Protezione civile.

LE STATISTICHE

I dati, assolutamente impietosi, arrivano dalle statistiche dell’Inail e le illustra il direttore provinciale Davide Lumia. Il quale parla dei 645mila infortuni avvenuti nell’anno, con 1.218 decessi.

I dati nazionali e regionali appaiono stabili, mentre in provincia sono 4.977 le denunce di infortuni avvenute nel 2018, con un calo del 2,1% rispetto al 2017. A fronte della diminuzione, però, crescono gli episodi di infortunio in agricoltura (532 denunce nel 2018, +5,5%), mentre calano i sinistri nell’industria e nei servizi. Significativo il dato sull’incidenza dell’età tra gli infortunati, che si concentrano in particolare nella classe di 40-59enni. I più colpiti sono gli uomini (62% del totale) contro il 38% delle donne.

più decessi

«I fatti di cronaca – ha spiegato Lumia – hanno descritto un aumento del 6% degli eventi mortali denunciati a livello nazionale». La strada ha una forte incidenza sul rischio, tra settore del trasporto e infortuni “in itinere”.

Le vittime del lavoro sono cresciute in provincia di Ferrara (da 10 del ‘17 a 14 del ‘18), concentrati soprattutto nel settore “industria e servizi” (10) ed i restanti 4 verificatisi in agricoltura. Quattro le vittime nel 2019. La riduzione percentuale degli infortuni nel Ferrarese segue un trend presente in tutte le province ed anche a livello regionale, con unico dato in controtendenza a Bologna, dove c’è stato un incremento dello 0,7% (da 12.124 infortuni nel 2018 a 12.211 nel 2019.

malattie professionali

Crescono, in provincia di Ferrara, le malattie professionali denunciate, passate da 177 casi a 198 (+11,9%). Unanime la considerazione che «non servono nuove leggi, per aumentare la prevenzione, ma l’applicazione di quelle esistenti». Alberti sollecita una maggiore partecipazione dei medici di medicina generale, fondamentale per consentire ad Inail, Ispettorato e Medicina del lavoro di poter essere più incisivi. «Da qualche anno – ha ricordato Lumia – Inail ha un ruolo sul piano del reinserimento delle persone che hanno subito infortuni sul lavoro. Iniziative che vogliono aiutare a trovare nuove opportunità, per esercitare magari in modo diverso la stessa professione o orientare verso una nuova». —

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