Unife “coltiva” un nuovo corso in materie agrarie e acquacoltura
Lo schema è pronto, a inizio anno le valutazioni del ministero. Poi forse il varo. La prof. Bortolini: sposerà teoria e tirocini in azienda
FERRARA. C’è ancora un anno di tempo e mancano un paio di passaggi burocratici impegnativi. Ma lo schema del corso è già pronto e, se il ministero lo approverà e lo considererà compatibile con le potenzialità e le esigenze dell’ateneo ferrarese e dei suoi studenti, accoglierà i primi iscritti dopo l’estate del 2020. Si tratta del nuovo corso di laurea di Tecnologie agrarie e Acquacoltura del Delta, una vecchia “gloria” dei progetti di sviluppo di Unife rimasta per anni sulla carta, quando si invocava a Ferrara una “facoltà di Agraria”.
La missione locale. Negli uffici dai quali si coordinano le attività didattiche e di potenziamento dell’ateneo si dicono già pronti ad affrontare la duplice valutazione ministeriale, che dovrebbe iniziare il suo percorso a gennaio.
L’idea che sostiene il progetto è semplice: perché non prevedere un approfondimento con studi e ricerca accademici in discipline che potrebbero trarre beneficio dall’insediamento dell’università in un territorio ad alta vocazione agricola e che basa una parte importante del suo prodotto interno sulla pesca?
Il vantaggio, inoltre, potrebbe essere reciproco, perché lo stesso territorio potrebbe avvantaggiarsi del contributo in termini di conoscenza teorica e di affinamento delle professionalità che un ateneo “attrezzato” potrebbe offrire a centinaia di imprese oggi impegnate nella sfida posta dalla necessità di innovare e di garantire un adeguato ricambio generazionale. Unife ha iniziato a lavorare concretamente sul piano di espansione dell’attività didattica la scorsa primavera. L’incarico è stato affidato alla docente di chimica organica Olga Bortolini, del Dipartimento di Scienze Chimiche e Farmaceutiche, inserito nella grande area didattica medico-chimica.
Si tratta di uno dei campi di studio e di ricerca più articolati e dinamici di Unife, che negli ultimi tempi ha visto nascere ad esempio il nuovo corso aperto di Biotecnologie mediche, polo di attrazione, oggi, di una buona parte di matricole che negli ultimi anni erano confluite in massa nei corsi di Biotecnologie e di Scienze biologiche.
Due aree didattiche. Ci vogliamo provare seriamente – annuncia la curatrice del progetto di sviluppo – Il corso di studi sarà fondato principalmente su due filoni didattici: l’agronomia e l’acquacoltura. Sulla costa abbondano gli operatori specializzati nell’allevamento di vongole, cozze e ostriche mentre l’agricoltura è uno dei fondamenti dell’economia locale. Far dialogare questi due settori con l’ateneo è un’idea non recentissima ma è arrivato il tempo di darle concretezza».
Olga Bortolini sottolinea che la struttura non sarà autoreferenziale. «Avevamo uno schema di massima da cui partire, ma quando abbiamo iniziato a convocare gli operatori locali (la cooperazione di settore, le associazioni di rappresentanza degli imprenditori, marchi importanti come Bonifiche Ferraresi e Mazzoni, gli istituti scolastici come il “Polo Vergani-Navarra”, il centro di formazione di Cesta etc.) abbiamo avuto modo di constatare che quel progetto poteva essere ulteriormente ed efficacemente migliorato aprendo la struttura verso il territorio».
In sostanza sposando la teoria appresa nelle aule e nei laboratori con l’esperienza pratica che si può acquisire sul campo da chi ha già maturato e raggiunto alti livelli di competenza e professionalità.
Sulla base di questo “sondaggio” è stata quindi aggiornata la struttura del corso di laurea. Olga Bortolini, tra i vari collaboratori che l’hanno affiancata, cita in particolare il contributo di un altro docente, Michele Mistri, ecologo e professore associato del Dipartimento di Scienze Chimiche e Farmaceutiche.
Il corso avrà durata triennale. «Vedremo quale sarà la risposta degli studenti, che ci attendiamo positiva, se il corso otterrà tutti i via libera necessari. Poi potremo verificare se sussistono le condizioni e le possibilità di andare oltre, organizzando anche la laurea magistrale», spiega la docente.
Il primo “test” è previsto davanti al Cun, organo consultivo del ministro dell’Università, il secondo si svolgerà sui tavoli dell’Anvur, l’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario, che verifica la capacità e la qualità produttiva espressa dagli atenei. «Noi siamo pronti», rivendica la docente. «Per gli studenti ci sarà un’opportunità, quella di mettersi gli “stivali” e partecipare a lunghi tirocini sia per l’agricoltura che per l’acquacoltura. La sede non è ancora stata assegnata, i titolari di insegnamento saranno almeno 7-8 per il primo e il secondo anno. Le materie spazieranno dal diritto, agrario e internazionale, all’agronomia, alla chimica, alla normative e alle tecniche della pesca e dell’acquacoltura. –
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