Investì e uccise la studentessa Anna Fabbri Condannato l’autista dell’ambulanza
Un anno di pena al volontario di Croce Rossa. L’accusa e la famiglia: agì con imprudenza. La difesa: subito appello
Correva guidando l’ambulanza per un “codice rosso”: un’emergenza per un anziano cardiopatico. Uscì dal posto di soccorso del vecchio Sant’Anna alla guida della ambulanza della Croce Rossa di cui era autista volontario, Andrea Masini, innestando le sirene. Percorse nemmeno 50 metri e al semaforo rosso all’incrocio tra via Ugo Bassi e Corso Giovecca, saltando le auto in fila, spostandosi oltre la linea della mezzeria, si trovò di fronte una ragazzina di 13 anni, Anna Fabbri, che attraversava in bici, sul passaggio pedonale che aveva il semaforo verde. Era l’8 aprile del 2017, Anna investita in pieno morì poco dopo lo schianto e da allora il caso della sua morte è diventato un processo che si è concluso ieri con la condanna dell’autista volontario. Il giudice Carlo Negri ha valutato che Masini è responsabile per la morte di Anna: un anno di pena per omicidio stradale, la nuova norma che prevede, comunque, anche alcune attenuanti.
Pena ridotta
Una pena ridotta sia dal rito abbreviato (un terzo in meno) più la possibile attenuante per corresponsabilità di Anna, una sorta di concorso di colpa. Ma per sapere quanto questa attenuante abbia influito si dovranno attendere le motivazioni della sentenza del giudice (tra 90 giorni). Il giudice ha concesso anche la condizionale della pena, come anche sospensione della patente per un anno ma pena e pene accessorie saranno effettive solo quando la sentenza sarà definitiva. Il giudice è arrivato a questa decisione dopo un processo lungo e complesso in cui si sono confrontate soprattutto le perizie tecnico-cinematiche. E ha fatto sue le conclusioni del proprio perito (superpartes), Silvano Simoncini: secondo il tecnico, l’ambulanza viaggiava ai 62 km orari, aveva il rosso, scartò le auto in coda, superando la linea della mezzeria, colpendo la ragazza con la parte anteriore destra del mezzo: particolare fondamentale non la colpì con la parte sinistra, e dunque la ragazzina aveva già quasi superato l’intera larghezza del mezzo.
Velocità da ridurre
L’impatto avvenne ai 43 km/h: secondo il perito se l’autista avesse rallentato, scendendo ai 28/30 km/h, l’incidente si sarebbe evitato. Sarebbe bastato dunque ridurre la velocità di poco, tardando l’intervento di emergenza di pochi secondi per il “codice rosso” per cui correva, per non investire la piccola Anna. Lo stesso pm che ha seguito le indagini, Alberto Savino, e che ieri ha chiesto la stessa condanna inflitta dal giudice, ha sottolineato questo e indicato che la guida dell’autista fu imprudente, la sua colpa – penalmente – elevata.
Troppo imprudente
Lo stesso avvocato della famiglia Fabbri, Carmelo Marcello, ponendo all’attenzione del giudice casi analoghi (a Ferrara e di due giorni fa a Genova, una volante della polizia ha investito e ucciso uno scooterista) ha ricordato che «in questa vicenda delicata e complessa, una tragedia per tutti, è stato messo in luce il comportamento altamente imprudente di un autista volontario, condizione che non lo esime da responsabilità (rispetto ad un professionista, ndr) poiché ha messo a repentaglio la vita di Anna e di altre persone, anche di un ragazzino che attraversò poco prima di Anna: tutto questo siamo riusciti a dimostrarlo».
Di altro avviso il difensore di Masini, Carlo Bergamasco, che annuncia già ricorso in appello: «Prendiamo atto della sentenza di un giudice attento come Negri, ma il problema del processo è se un conducente di ambulanza in emergenza possa fare affidamento sugli altri che si debbono fermare: il giudice pensa di no, noi di sì. Il problema non è del mio assistito, ma del principio che regola il servizio di emergenza: ripeto il conducente deve aspettarsi che gli altri lo facciano passare. Faremo ricorso per convincere i giudici d’appello». –
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
