Polizia e magistrati smantellano un gruppo criminale di 45 nigeriani
Blitz contro lo spaccio in città e nei giardini del Grattacielo, in un giorno anche 60 psuher: 12 in carcere, 16 con divieto di dimora, 1000 dosi di droga vendute in un mese, 10 chili sequestrati tra eroina, coca e fumo. Spaccini e boss incastrati da 90mila telefonate intercettate e tradotte dai dialetti nigeriani. Gli inquirenti: "Ma non è mafia nigeriana"
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FERRARA - L’hanno chiamata operazione Wall Street, perchè i giardini del Grattacielo erano la piazza d’affari di un gruppo criminale di nigeriani. Il blitz, a conclusione dell’indagine che dura da un anno e mezzo, è partito martedì scorso ed è ancora in corso. Polizia e procura hanno messo in luce il traffico di droga nei giardini del Grattacielo: 1000 cessioni al mese, chili di cocaina, marijuana ed eroina venduti anche a ragazzini di 15 anni. Al momento 12 gli ordini verso persone in carcere, 16 hanno il divieto di dimora (cioè non possono stare a Ferrara), in tutto 45 gli indagati, per un sequestro di oltre 10 chili di droga nel periodo delle indagini.
Un grande gruppo criminale, quello smantellato dagli inquirenti coordinati dal pm Andrea Maggioni con pusher di strada («anche 60 ne abbiamo contati in un giorno sotto il grattacielo» ha spiegato il dirigente della Squadra mobile Andrea Crucianelli), una organizzazione con vedette, fornitori, e grossisti.
«Ma non parliamo di mafia nigeriana», sottolineano gli inquirenti. In questa indagine è emersa la presenza di tante persone che insieme creano un vasto traffico di dorga, ma non vi sono riscontri - spiegano gli inquirenti - che possano portare a contestare - tecnicamente e giuridicamente - una associazione a delinquere e anche di stampo mafioso.
Nonostante questo, i fatti sono da ritenersi più che gravi. Da parte di polizia e procura si è trattato di una nuova strategia investigativa: per evitare "facili" arresti per cui, vista la normativa sulla droga (per le piccole quantità) non era possibile fare restare in carcere gli spacciatori arrestati.
E così, secondo le indagini, a parte i pusher dei giardini, si sono scoperte 5 persone tra i fornitori e un grossista a Bologna che assicurava l’approvvigionamento. Da qui gli ordini di cattura emessi dal gip Silvia Marini e richiesti dal pm Maggioni che indicano oltre 400 capi di imputazione.
Che sono stati raccolti durante le indagini, anche da agenti sotto copertura inviati da Roma, dal Servizo centrale operativo (lo Sco). Poi, dalle indagini nate e dai riscontri soprattutto delle intercettazioni (90mila telefonate) si è arrivati a contestare le ripetute cessioni di droga-
Piccole quantità per volta dai 1 a 5 grammi, ma ripetute nel tempo, nei giardini del Grattacielo dove tutto è nato nella primvera 2018: con gli agenti della Polizia sotto copertura che “provocavano” come agenti provocatori, gli spacciatori andando a comprare droga: «Ehi amico, hai bisogno, ho erba coca e altro, faccio prezzo buono».
Poi, per fidelizzare il cliente, gli spacciatori davano anche il telefonino: ne hanno racolti oltre 45 di numeri, gli agenti dell’Antidroga della Polizia e da lì le intercettazioni. Poi lo studio dell’inchiesta, i 400 capi di imputazione messi uno in fila all’altro, e quindi la richiesta della procura e l’accoglimento di arresti e misure clientelari.
E anche se gli inquirenti spiegano che non si tratta di «mafia nigeriana», resta l’importanza di questa indagine e la gravità dei fatti contestati come spiegano gli inquirenti sull’indagine che no si ferma qui.
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