Gli affari con la droga del gruppo criminale 12 arresti e 45 indagati
In un anno di indagini, Polizia, Sco e procura smantellano lo spaccio al Grattacielo Avevano colonizzato i giardini vendendo coca, fumo ed ero anche ai minorenni
I giardini del Grattacielo erano la loro Wall Street, dove invece di vendere azioni e titoli, all’ombra delle torri, giorno e notte, 24 ore su 24, piazzavano chili e chili di droga, ai ferraresi e anche ai ragazzini di 15 anni. Per questo l’operazione di Polizia, Sco (servizio centrale operativo di Roma) e procura l’hanno chiamata Wall Street, perché la zona era la piazza d’affari di un gruppo criminale di 45 nigeriani, ora arrestati e indagati, messi in fila uno dopo l’altro nell’atto giudiziario del giudice Silvia Marini che ha sintetizzato un anno e mezzo di indagini.
Dodici in carcere
Alla fine sono scattati ordini di custodia in carcere per 12 persone per altre 16 il divieto di dimora (cioè non possono stare a Ferrara) ed il sequestro di oltre 10 chili di droga nel periodo delle indagini. Un grande gruppo criminale, quello smantellato dagli inquirenti coordinati dal pm Andrea Maggioni con tanti, tantissimi pusher di strada: tutti nigeriani, tutti ragazzi richiedenti asilo: «ne abbiamo contati anche 60, nei giardini del Grattacielo, in un giorno durante i nostri controlli», spiegano il dirigente della Squadra mobile Andrea Crucianelli e il responsabile della sezione Antidroga Luca Sita.
Un gruppo criminale con una organizzazione - nella Wall Street del Grattacielo - che poteva contare sui piccoli spacciatori con un ricambio vertiginoso, sulle vedette che monitoravano il buon andamento degli affari e infine i 4 capi-fornitori dello spaccio cittadino che a loro volta si rifornivano da un grossista a Bologna (vedi articolo a fianco), tramite spedizioni della droga in città, affidandosi a donne nigeriane usate come ovulatrici.
Un gruppo criminale organizzato dunque, ma oltre non si va. Manca la “colla” giudiziaria per contestare le aggravanti di mafia. Per questo spiegano gli inquirenti in questa indagine è emersa solo la presenza di un gruppo di persone che insieme creano un vasto traffico di droga, ma non vi sono riscontri che possano portare a contestare - tecnicamente e giuridicamente - una associazione a delinquere e anche di stampo mafioso. E nonostante questo, i fatti evidenziati sono da ritenersi più che gravi, la situazione dello spaccio più che pericolosa. Visto che la zona dei giardini del Grattacielo era off-limits (più ieri che oggi, molto più vivibile sottolineano gli inquirenti) terra di nessuno se non di spacciatori e clienti.
Proprio dai clienti è partita l’inchiesta: quelli ferraresi interpellati e seguiti ogni volta dopo l’acquisto. E clienti finti. In realtà poliziotti dello Sco (il servizio investigativo di punta della Polizia di Roma), coordinati da procura e squadra mobile di Ferrara, ha giocato la carta degli agenti provocatori: poliziotti sotto copertura che andavano nella Wall Street nostrana a trattare e comprare droga. E così facendo registravano facce, riscontri, nomi, evidenziavano reati. Nel giugno del 2018, ecco allora le prime telecamere piazzate nella zona. Poi, gli accessi: gli agenti (chiamati “undercover” con i relativi numeri, 5 in tutto) andavano, chiedevano, registravano: «Ehi amico, hai bisogno, ho erba coca e altro, faccio prezzo buono». In questo modo, acquistando poi la droga - sotto copertura, nel modo più legale possibile perché autorizzati dalla procura di Ferrara che ha usato per la prima volta questa nuova strategia - venivano evidenziati gli estremi per gli arresti: che non venivano eseguiti, ma differiti /prorogati nel tempo, in tutto, a ieri, 26 gli arresti tra differiti e flagranza, in un anno.
Fidelizzare il cliente
Gli agenti sotto copertura, poi, acquisivano un rapporto di fiducia coi pusher, che per fidelizzare il cliente, fornivano il proprio telefonino per gli acquisti. Ne hanno raccolti oltre 45 di numeri telefonici, gli agenti dell’Antidroga della Polizia e da qui sono nate le intercettazioni che hanno fatto volare l’inchiesta: «Si è aperto un altro mondo, parallelo». Quindi dal giugno 2018 all’inizio del 2019, dopo la raccolta, lo studio e le traduzioni delle intercettazioni (90mila telefonate, quelle monitorate, dialoghi in diversi dialetti nigeriani), la procura - il pm Andrea Maggioni che ha portato avanti questa strategia con l’Antidroga della Polizia - ha raccolto riscontri e chiesto misure e arresti contro i 45 indagati, valutati e concessi dal giudice Marini che ha messo in fila i nomi di pusher e capi e contestato 400 capi di imputazione.
Pusher da 3 dosi
Per piccole cessioni, ma episodi continuati: dai pusher che piazzano tre dosi in 20 giorni e grandi trafficanti che totalizzano 145 contestazioni. Numeri per un blitz, scattato martedì scorso, ancora in corso (ieri altri due arresti), per cui sono stati necessari 200 uomini della Polizia. Numeri e uomini di una task force degna di un maxi blitz, la risposta della Polizia al monopolio di un pezzo della città. Da parte di « cittadini nigeriani che avevano colonizzato la zona facendone una piazza di spaccio 24 ore su 24», scrive il giudice Marini. Non si tratterà di «mafia nigeriana» (non è così facile contestarla come nelle dirette Facebook), ma resta l’importanza di questa indagine, per far tornare alla normalità i giardini del Grattacielo . —
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