Contro la schiavitù delle bambine indiane L’attivista alle Taddia
CENTO. Giuliana Lohar, la vincitrice del 13º Premio internazionale Daniele Po, ieri ha incontrato i ragazzi delle Taddia.
Ieri l’attivista indiana impegnata nella lotta contro le spose bambine ha parlato di un fenomeno purtroppo molto diffuso nel suo paese e che da anni sta cercando di combattere: quello delle spose bambine e delle schiave sessuali. Proprio grazie al suo impegno ha ricevuto il premio da Nedda Alberghini Po. Nedda, appassionata e instancabile, è da anni impegnata a far conoscere il lavoro svolto da donne che quotidianamente si battono per sconfiggere disuguaglianze e ingiustizie.
le ancelle di dio
Come ha spiegato ai ragazzi, Giuliana Lohar combatte per far sì che le bambine in India possano avere un’infanzia e un’adolescenza come tutte le altre bambine del mondo, e non debbano subire quello che da 1.500 anni, nonostante sia illegale, vige soprattutto nel sud del paese: la Devadasi. Il termine indiano significa “ancelle di Dio”: un’antica pratica religiosa che prevede la vendita di bambine delle caste inferiori ai templi come danzatrici sacre, ma in realtà avviate alla prostituzione, rubando loro sogni e futuro. Si stima che oggi siano più di 80.000 le Devadasi, poverissime e analfabete.
Giuliana nel 2002 ha cominciato a lavorare, insieme all’associazione Arz con sede a Goa, nell’area a luci rosse di Baina, per combattere il fenomeno della prostituzione minorile. Si cerca di sensibilizzare le famiglie e convincerle a non cedere le proprie bambine, proponendo progetti educativi e di reinserimento sociale. —
Be.Ba.
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