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cronaca

Minacce al professore e a Unife per i macachi usati come cavie

Nuovo attacco contro Luciano Fadiga:"Ora basta, faccio denuncia: adesso mi chiamano assassino". Per il ricercatore l’atteggiamento antiscientifico diffuso è amplificato dai social


19 ottobre 2019 Gi.Ca.


FERRARA - La scritta è comparsa sul muro di cinta del Polo chimico e biomedico dell’Università di Ferrara, in via Fossato di Mortara. Una scritta doppia che prende di mira un professore di fisiologia umana, Luciano Fadiga, e l’ateneo. Ad affiancare le parole c’è il simbolo dell’anarchia che in questo caso lancia una sorta di “fatwa” animalista (“L’unico benessere animale è vedere i laboratori bruciare”) e una condanna senza reato rivolta contro lo stesso docente (“Assassino”).

«Sono bersagliato da anni da offese e minacce. Hanno appeso manifesti anche sotto casa mia - racconta il professore - È la prima volta però che mi definiscono assassino».

Anche Unife si è trovata alle prese negli ultimi anni con una contestazione forte, cortei e manifestazioni animaliste sfilati in città contro l’apertura dello stabulario che ospita gli animali utilizzati per la ricerca (macachi e altro), iniziative alle quali per qualche tempo si è affiancato il M5s. La protesta, che chiede lo stop alle sperimentazioni animali, si è allargata al mondo dei social, con pagine dedicate specificamente allo stabulario ferrarese. Il rettore, Giorgio Zauli, ha stigmatizzato a suo tempo toni e contenuti di quelle proteste. In questi giorni ha fatto sentire la sua vicinanza a Fadiga condannando «le parole infamanti e intimidatorie indirizzate al professor Luciano Fadiga, bersaglio ancora una volta di atti vili e ingiuriosi».

Gli atti sono stati seguiti da denunce penali. «Il bersaglio di queste azioni intimidatorie che non hanno e non possono avere ripercussioni sull’attività scientifica che svolgo, sono io - commenta Fadiga - Ma nel mirino c’è anche un mio collega di Torino (per le sperimentazioni di laboratorio che utilizzano macachi, ndr) che ha ricevuto recentemente una busta con proiettili. Sta prendendo piede nella società un atteggiamento fanatico e anti-scientifico che va a colpire chi fa ricerca ed è impegnato a far crescere la conoscenza umana in campi che hanno una ricaduta importante sulla possibilità di curare le persone e di superare gravi disabilità».

Duplice incarico. Il docente a Ferrara dirige anche il centro dell’Istituto Italiano di Tecnologia insediato nel Polo Biomedico di via Fossato di Mortara. Fadiga è stato il primo ricercatore a dimostrare l’esistenza di un sistema di neuroni specchio anche nell’uomo e oggi cita «i movimenti anti-vaccino e le credenze sull’omeopatia» tra gli indizi che «confermano la diffusione, potenziata dall’uso dei social, di un atteggiamento di rifiuto della competenza, promosso e rilanciato da persone che nulla sanno, o poco, dei temi di cui scrivono e dibattono».

Il docente aggiunge che «le ricerche che facciamo a Ferrara solo in parte utilizzano scimmie o ratti nelle sperimentazioni e sono finalizzate a migliorare, ad esempio, le prospettive di pazienti colpiti da ictus o ad indagare le radici dell’autismo. Qui non agiamo con crudeltà, come pensano alcune persone o gruppi disinformati, facciamo le cose osservando e rispettando le leggi». —

Gioele Caccia

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