La Nuova Ferrara

Ferrara

S. Antonio in Polesine “Biglietto” da visita rinnovato per i turisti Ospitalità ai pellegrini

Marcello Pulidori
S. Antonio in Polesine “Biglietto” da visita rinnovato per i turisti Ospitalità ai pellegrini

Da ieri il restaurato pannello informativo  Con un’offerta si soggiorna nel monastero 

2 MINUTI DI LETTURA





la novità



È sempre una emozione visitare il monastero di Sant’Antonio (abate) in Polesine. Da ieri mattina c’è un motivo in più, il restaurato pannello (in carta ad alta resistenza all’usura) delle informazioni storico-turistiche, restauro finanziato dal Lions Club Ferrara Host. E la presentazione del nuovo pannello è stata l’occasione per aggiornare le “chiavi di accesso” al convento che, ovviamente, essendo di clausura, nella parte visitabile.

Sono dodici le suore di clausura che vivono tra queste duecentesche mura. Il complesso monastico di via Gambone, di fede cristiana, è retto dalle suore benedettine. Non tragga in inganno la parte finale del suo nome, “in Polesine”, che nulla c’entra con l’area geografica che sta tra l’Adige e il Po, bensì identifica, seppur con un termine oggi desueto, la parte insulare di un fiume, cioè la porzione di terra che emerge dall’acqua. L’area su cui sorge il monastero si trovava difatti nell’addizione di Borso d’Este ed anticamente era un’isola, l’isola di Sant’Antonio. Come la storia tramanda, nel 1297 il monastero passò, appunto, alle monache benedettine della beata Beatrice II d’Este. Ancora oggi sono frequenti i passaggi di pellegrini che chiedono alla madre superiora, suora Maria Ilaria, di poter recuperare (anche un semplice fazzolettino di carta) la parte superiore della grande teca dove riposa la beata, recuperando quel poco di acqua che trasuda e che, assicura suor Maria Ilaria, «ha sicure proprietà curative». Ora bisogna usare un tampone, non più una boccetta, per via del flusso molto ridotto. Il monastero ospita, su richiesta telefonica, «i pellegrini – spiega sempre suor Maria Ilaria – che qui trovano, grazie ad una offerta libera ed alla partecipazione alla preghiera, vitto e alloggio per alcuni giorni. Ma, per carità – precisa subito la madre superiora – non scrivete che siamo un albergo».

Per quanto riguarda l’aspetto turistico e artistico, il sindaco Alan Fabbri ha annunciato che l’amministrazione comunale sarà presto iscritta al Fondo ambiente italiano. Il monastero è di per sé un’opera d’arte: la chiesa interna, ad uso esclusivo dei religiosi, possiede 3 cappelle affrescate da artisti della scuola di Giotto, e non a caso nella cappella di sinistra si nota un soffitto di stelline di chiaro stile giottesco. Stelline che, su sfondo azzurro, ricordano la più celebrata Cappelli degli Scrovegni di Padova. —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google