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CARICENTO DAVANTI A UN BIVIO

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D’altra parte entrare in un gruppo ben posizionato può offrire nuove prospettive di crescita e vantaggi competitivi. In città si fanno i nomi di Bper o della Cassa di Ravenna, ma con l’incognita del prezzo. E’ ovvio che i valori di cambio stabiliti con Sondrio, quelli che tanti malumori hanno sollevato tra gli azionisti minori, farebbero da punto di riferimento; con il rischio concreto che, giunti a queste condizioni, possano rappresentare il dato alto di una trattativa a calare.

A giorni è prevista una riunione del consiglio di indirizzo della Fondazione che detiene la maggioranza di Carice. Era già in agenda, ma è possibile che l’ordine del giorno venga rimodulato, che si ragioni anche di vertici societari. La questione è doppiamente calda. In banca, dove lo stop all’operazione priva la Cassa anche di due membri del Cda, il presidente e un consigliere che erano stati scelti tra i vertici di Sondrio per facilitare l’integrazione: la loro nomina è formalmente blindata, ma c’è da attendersi che si dimetteranno, presto. In fondazione, dove il mandato è scaduto da mesi e la presidente e il consiglio di amministrazione operano in proroga: possono prendere decisioni cruciali sugli uomini e sulle strategie (la banca ha anche bisogno di un nuovo piano industriale) senza passare dall’assemblea? Le acque sono agitate.

Buona domenica.

Luca Traini





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