Piani, alleanze e nomine, Caricento al bivio
Il fondo domenicale del direttore della Nuova Ferrara sul futuro della banca centese
CENTO. Era nell’aria. Il lento trascorrere dei mesi con qualsiasi informazione bloccata da un obbligo di riservatezza interpretato a Cento con estrema rigidità, anche nei confronti degli organi statutari, suggeriva che l’operazione partita nell’ottobre del 2017 si stesse incagliando. Si è definitivamente arenata. Chiusa dalla comunicazione con cui la Vigilanza della Banca Centrale Europea ha negato alla Popolare di Sondrio l’autorizzazione per procedere con l’acquisizione di Carice, sollecitandola piuttosto a concentrarsi sulla pulizia del bilancio, senza disperdere energie.
Due anni sono lunghi, i requisiti economici e finanziari che al momento della firma del preliminare dovevano esserci, possono essersi degradati. O magari Francoforte ha adottato un metro di giudizio particolarmente severo nei confronti dell’unica popolare italiana sotto la propria egida a non aver accettato di trasformarsi in spa. Cambia poco. Il punto è che il progetto è definitivamente saltato, con tutto ciò che ne consegue per Cento.
La Cassa si trova davanti ad un bivio: cercare un nuovo partner industriale o proseguire in autonomia? La banca è solida, istituto e fondazione lo hanno giustamente rimarcato. Quel “soli non possiamo stare” che veniva detto ripetutamente (e forse scritto in qualche documento di programma) per sostenere le ragioni della vendita, è stato immediatamente derubricato. Un istituto di piccolo taglio magari non ha la forza per offrire condizioni irresistibili, ma se ben gestito può mettere a disposizione della clientela flessibilità e velocità nella definizione delle pratiche, legarla a sé con un rapporto di vicinanza quotidiano. Può funzionare.
D’altra parte entrare in un gruppo ben posizionato può offrire nuove prospettive di crescita e vantaggi competitivi. In città si fanno i nomi di Bper o della Cassa di Ravenna, ma con l’incognita del prezzo. E’ ovvio che i valori di cambio stabiliti con Sondrio, quelli che tanti malumori hanno sollevato tra gli azionisti minori, farebbero da punto di riferimento; con il rischio concreto che, giunti a queste condizioni, possano rappresentare il dato alto di una trattativa a calare.
A giorni è prevista una riunione del consiglio di indirizzo della Fondazione che detiene la maggioranza di Carice. Era già in agenda, ma è possibile che l’ordine del giorno venga rimodulato, che si ragioni anche di vertici societari. La questione è doppiamente calda. In banca, dove lo stop all’operazione priva la Cassa anche di due membri del Cda, il presidente e un consigliere che erano stati scelti tra i vertici di Sondrio per facilitare l’integrazione: la loro nomina è formalmente blindata, ma c’è da attendersi che si dimetteranno, presto. In fondazione, dove il mandato è scaduto da mesi e la presidente e il consiglio di amministrazione operano in proroga: possono prendere decisioni cruciali sugli uomini e sulle strategie (la banca ha anche bisogno di un nuovo piano industriale) senza passare dall’assemblea? Le acque sono agitate.
Buona domenica.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
