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La domenica

Piani, alleanze e nomine, Caricento al bivio

LUCA TRAINI
L'assemblea della Cassa di Risparmio di Cento
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L'assemblea della Cassa di Risparmio di Cento

Il fondo domenicale del direttore della Nuova Ferrara sul futuro della banca centese

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CENTO.  Era nell’aria. Il lento trascorrere dei mesi con qualsiasi informazione bloccata da un obbligo di riservatezza interpretato a Cento con estrema rigidità, anche nei confronti degli organi statutari, suggeriva che l’operazione partita nell’ottobre del 2017 si stesse incagliando. Si è definitivamente arenata. Chiusa dalla comunicazione con cui la Vigilanza della Banca Centrale Europea ha negato alla Popolare di Sondrio l’autorizzazione per procedere con l’acquisizione di Carice, sollecitandola piuttosto a concentrarsi sulla pulizia del bilancio, senza disperdere energie.

Due anni sono lunghi, i requisiti economici e finanziari che al momento della firma del preliminare dovevano esserci, possono essersi degradati. O magari Francoforte ha adottato un metro di giudizio particolarmente severo nei confronti dell’unica popolare italiana sotto la propria egida a non aver accettato di trasformarsi in spa. Cambia poco. Il punto è che il progetto è definitivamente saltato, con tutto ciò che ne consegue per Cento.


La Cassa si trova davanti ad un bivio: cercare un nuovo partner industriale o proseguire in autonomia? La banca è solida, istituto e fondazione lo hanno giustamente rimarcato. Quel “soli non possiamo stare” che veniva detto ripetutamente (e forse scritto in qualche documento di programma) per sostenere le ragioni della vendita, è stato immediatamente derubricato. Un istituto di piccolo taglio magari non ha la forza per offrire condizioni irresistibili, ma se ben gestito può mettere a disposizione della clientela flessibilità e velocità nella definizione delle pratiche, legarla a sé con un rapporto di vicinanza quotidiano. Può funzionare.

D’altra parte entrare in un gruppo ben posizionato può offrire nuove prospettive di crescita e vantaggi competitivi. In città si fanno i nomi di Bper o della Cassa di Ravenna, ma con l’incognita del prezzo. E’ ovvio che i valori di cambio stabiliti con Sondrio, quelli che tanti malumori hanno sollevato tra gli azionisti minori, farebbero da punto di riferimento; con il rischio concreto che, giunti a queste condizioni, possano rappresentare il dato alto di una trattativa a calare.


A giorni è prevista una riunione del consiglio di indirizzo della Fondazione che detiene la maggioranza di Carice. Era già in agenda, ma è possibile che l’ordine del giorno venga rimodulato, che si ragioni anche di vertici societari. La questione è doppiamente calda. In banca, dove lo stop all’operazione priva la Cassa anche di due membri del Cda, il presidente e un consigliere che erano stati scelti tra i vertici di Sondrio per facilitare l’integrazione: la loro nomina è formalmente blindata, ma c’è da attendersi che si dimetteranno, presto. In fondazione, dove il mandato è scaduto da mesi e la presidente e il consiglio di amministrazione operano in proroga: possono prendere decisioni cruciali sugli uomini e sulle strategie (la banca ha anche bisogno di un nuovo piano industriale) senza passare dall’assemblea? Le acque sono agitate.
Buona domenica.

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