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studio dell’università di Milano 

Sta per nascere un nuovo tipo di riso Sarà in grado di resistere al brusone

Giovanna Corrieri
Sta per nascere un nuovo tipo di riso Sarà in grado di resistere al brusone

Il professor Fornara: la chiave è contrastare le proteine che attraggono il patogeno. Ma il bando Ogm è una minaccia 

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Arriva dall’Università statale di Milano la notizia che presto potrebbe nascere un nuovo tipo di riso resistente al brusone, la principale malattia che colpisce questa pianta specie in alcune varietà; fra queste anche quelle tipiche del Ferrarese come l’Arborio o il Volano. Il problema resta la confusione sul fronte Ogm che rischia di bloccare anche questa ricerca sulla soglia del laboratorio.

A lavorare a questi studi è Fabio Fornara, del dipartimento di Bioscienze dell’università di Milano, che da alcuni anni collabora con un laboratorio inglese. È stato quest’ultimo a individuare una serie di proteine che potrebbero essere le responsabili dell’attacco del riso da parte della malattia, e ha poi avuto bisogno della collaborazione di Milano, che possiede le tecnologie di editing del genoma per il miglioramento genetico veloce, che consentono cioè di ottenere in tempi brevi varianti di geni modificate: «Il gruppo inglese – racconta il professore – ritiene che queste proteine siano responsabili per il riconoscimento della pianta da parte del patogeno, funzionerebbero praticamente da segnali. L’idea di base da cui nasce la collaborazione è che se noi eliminiamo questo meccanismo di riconoscimento attraverso mutazioni che eliminano i geni corrispondenti a queste proteine segnale, dovremmo ottenere delle piante di riso che non possono più essere riconosciute o penetrate dal patogeno».

semi in inghilterra

I semi di queste piante sono ora stati spediti in Inghilterra in questo laboratorio che possiede le camere di crescita adatte e si è quindi in fase di analisi dell’effetto di queste mutazioni e i dati sperimentali fanno supporre che le piante generate saranno più resistenti alla malattia, «ma ovviamente soltanto la prova in vivo – dice Fornara – contro il patogeno ci permetterà di scoprirlo». Se poi in camera di crescita queste piante risultassero essere effettivamente più tolleranti al brusone, si aprirebbe un scenario complesso: «il passaggio logico successivo – continua Fornara – sarebbe quello di testarle in campo in condizioni reali di coltura. Ma qui l’Italia, e l’Europa in generale, ha un limite normativo legato al fatto che le nuove tecnologie di miglioramento genetico con cui abbiamo prodotto queste piante sono catalogate nel grande calderone degli Ogm, anche se in realtà non lo sono».

campi giapponesi

Al momento quindi queste piante non potrebbero andare in campo, perché mancano i siti sperimentali che dovrebbero essere individuati dalle Regioni e perché mancano tutti i protocolli tecnici per le sperimentazioni e poi naturalmente per la commercializzazione. «Il paradosso che potrebbe quindi nascere da questa collaborazione – considera il professore – è che questi semi spediti in Inghilterra se anche dessero origine a piante più tolleranti il brusone andranno in Giappone per la sperimentazione sul campo e se i collaboratori giapponesi dovessero scoprire che anche in campo le piante sono più tolleranti avranno per le mani un’opzione molto pratica per lavorare contro questa malattia, e noi purtroppo no».

limiti normativi

Per ora i semi sono comunque in Inghilterra, ci sono arrivati poco prima dell’estate e i primi risultati si potrebbero avere già entro la metà del 2020, e intanto alcune timide aperture a livello nazionale sembrano esserci per quanto riguarda la possibilità di sperimentare in campo queste piante. È importante, sottolinea Fornara, «anche perché a livello mondiale le stime parlano di un 20-30% di perdite di raccolti dovute al brusone e questa perdita si stima possa sfamare una cosa come 60 milioni di persone annualmente» . Peraltro altri studi hanno evidenziato che la tolleranza delle specie italiane di riso è più bassa rispetto a quella delle specie europee; in più anche varietà come quelle tipiche ferraresi (volano e arborio su tutte) sembra siano fra quelle più tendenti ad ammalarsi.

riso del delta del Po

Un aiuto contro il brusone sarebbe utile anche nella nostra provincia dunque, tipicamente agricola e vocata alla risicoltura; senza dimenticare il riso del Delta del Po Igp, uno dei prodotti agroalimentari più caratteristici e che in provincia di Ferrara vanta 1. 587 ettari di coltivazioni per un totale produttivo di 78mila quintali e 37 aziende consorziate estese in nove comuni della provincia. –

Giovanna Corrieri

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