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Moria di uccelli in Valle Il dito resta puntato sul Parco e sulla Regione

L’assessore Gazzolo: «È opportuno aspettare gli esiti delle indagini» Il consigliere Mari (Fi): «Vogliamo chiarezza»

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COMACCHIO. La moria di uccelli in Valle della Canna, in provincia di Ravenna, dovrebbe essersi fermata dopo l’8 ottobre. Quanto alle responsabilità, è «opportuno attendere gli esiti delle indagini della magistratura» e intanto «sono state avviate le analisi degli animali morti, oltre al recupero di quelli vivi e sintomatici».

le responsabilità

Lo dice l’assessore regionale dell’Emilia-Romagna alla Difesa del suolo, Paola Gazzolo, rispondendo alle interrogazioni in aula sulla morte di uccelli acquatici nell’area naturale del ravennate. «Nella zona umida - aggiunge la Gazzolo - sono stati immessi 65mila metri cubi al giorno di acqua dolce, «consentendo così di bloccare l’espandersi dell’avvelenamento». I consiglieri regionali Andrea Liverani e Massimiliano Pompignoli della Lega con un’interrogazione a risposta immediata, hanno chiesto alla giunta «a chi siano ascrivibili le negligenze e le responsabilità di questo disastro annunciato», sottolineando che i volatili morti «ammonterebbero a 2.200, ovvero circa il 50% dell’avifauna censita nella zona».

l’intervento

Sulla questione prende posizione anche il capogruppo consiliare di Forza Italia di Comacchio, Emanuele Mari. «Premesso che sarà l’inchiesta in corso a individuare cause e responsabilità dell’accaduto – interviene Mari –, si è aperto il dibattito sul funzionamento e sull’organizzazione amministrativa dei Parchi regionali ed in particolare del Parco del Delta del Po».

All’origine della moria, un’intossicazione da botulino, ma gli interrogativi si moltiplicano. «Da sempre chi ha sovrinteso all’organizzazione del Parco Regionale del Delta del Po? Chi ne ha gestito le risorse? Chi se non la Regione Emilia Romagna?».

A smorzare la polemica sul nascere, proprio a stretto giro, ci ha pensato nei giorni scorsi lo stesso presidente dell’ente Parco, marco Fabbri che, respingendo le accuse ai mittenti, ha parlato di querelle strumentale, volta a creare pericolosi e sterili allarmismi o ad accampare spiegazioni dei fatti non rispondenti alla realtà.

la regione

Mari dal canto suo rilancia, puntando il dito e collocando nell’ inefficienza regionale la causa di quanto accaduto a Valle Mandriole. «La realizzazione dell’inutile argine artificiale di Valle Furlana (5 chilometri di lunghezza e 5 milioni di euro complessivi) – insiste Mari –, spacciato per necessaria opera idraulica, visto che di ambientale non ha nulla, è l’emblema dello spreco di denaro pubblico». —

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