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Premio Pace a Juliana Lohar la sua lotta per le spose bimbe

Margherita Goberti
Premio Pace a Juliana Lohar la sua lotta per le spose bimbe

Considerata una eroina nella  difesa dei diritti umani, ha  ricevuto il prestigioso  riconoscimento dalle mani del sindaco Fabbri

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Tutte le più importanti autorità civili, militari e religiose, dall’arcivescovo Gian Carlo Perego al prefetto Michele Campanaro, hanno presenziato ieri in Sala Arazzi del Comune alla consegna da parte del sindaco Alan Fabbri, di una targa a Juliana Lohar, attivista indiana simbolo della lotta contro le spose bambine e contro la pratica della “devadasi” (che costringe spose bambine al matrimonio con la divinità di un tempo). Premiata quest’anno con il riconoscimento Internazionale Daniele Po, che si conferisce alle donne di alto profilo umano e civile, coraggio nella difesa dei diritti umani, della democrazia e della pace, è stata ospite a Ferrara di Nedda Alberghini Po, responsabile dell’associazione “Le case degli angeli” che lo promuove ormai dal 2007. «È questo un momento che ci inorgoglisce – ha dichiarato il sindaco nel consegnare la targa a Juliana Lohar – e che ci dà una grande immagine di quello che significa lottare per i diritti civili». Dopo una breve illustrazione da parte di Nedda Alberghini dell’incontro avuto nella mattinata con gli studenti che si sono dimostrati particolarmente attenti e curiosi di sapere mentre spesso l’opinione pubblica si disinteressa di certe drammatiche problematiche forse perché troppo lontane, Juliana ha raccontato in cosa consiste il suo impegno e verso quali situazioni di disagio si sta battendo con coraggio ed impegno.

«Da tempo mi occupo di contrastare una pratica millenaria quale è il fenomeno della «devadasi», ovvero di giovanissime schiave sessuali dei templi, a cui vengono letteralmente vendute dalle loro stesse famiglie, sacrificandole così ad una vita di rassegnata sottomissione e senza un futuro in quanto non possono sposarsi». La proiezione di un filmato dove molte di loro raccontano le condizioni in cui sono costrette a vivere, ha poi mostrato una realtà presente e quasi sconosciuta: «Le bambine che vengono chiamate ipocritamente “ancelle di Dio” – ha proseguito Juliana – non possono studiare. Danzano nei templi e guadagnano 19 euro ogni volta e con questo reddito mantengono la famiglia». —

Margherita Goberti

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