La Nuova Ferrara

Ferrara

dibattito sulla criminalità 

Le mafie Spa cambiano pelle «Non ci sono realtà immuni»

Morena Cavallini

Il docente Federico Varese: ci sono esempi in Italia di territori del settentrione che si sono radicate sfruttando le debolezze del tessuto sociale

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Dopo lo choc della vicenda Aemilia, che ha dato una potente scossa alla convinzione diffusa di una pretesa «impossibilità» della penetrazione della criminalità di stampo mafioso nel territorio regionale, il tema è oggi quello di una visione più lucida e consapevole delle condizioni che, di fatto, possono contribuire al radicamento della mafia nelle aree a noi prossime.

Se ne è parlato alla Camera di Commercio, al convegno “Mafie al Nord: conoscere per prevenire”, promosso dal coordinamento provinciale di Libera e Spi Cgil di Ferrara, con l’obiettivo di approfondire le dinamiche odierne dell’infiltrazione mafiosa nel Settentrione, come fenomeno che ci riguarda da vicino. Il punto è che buona parte dei cittadini ritiene “marginale” la presenza mafiosa nella propria zona – come dimostra il recente rapporto Libera Idee con riferimento al Nord Est – nella convinzione che la mafia sì esiste, ma non vicino a casa. Quel modello di stampo siculo–meridionale, insomma, pare lontano e distante dalle economie sviluppate e competitive del Nord e della stessa Emilia Romagna.

E invece, come ha ben spiegato lo scrittore e docente di criminologia all’Università di Oxford, Federico Varese, non esistono territori immuni dalla possibile penetrazione della mafia. Lo studioso si è rifatto a casi recenti in realtà di piccola dimensione, come Bardonecchia in Piemonte e Brescello, individuando tra i fattori comuni una crescita economica in particolare dell’edilizia, che mafia e ’ndrangheta hanno saputo cogliere e sfruttare, rispondendo innanzitutto a una domanda latente di manodopera a basso costo, offrendo flussi consistenti di denaro e risposte convenienti a garantire una competizione truccata, della quale si sono avvantaggiate imprese locali con pochi scrupoli.

sistema inquinato

Questi e altri esempi testimoniano un mutamento di pelle del fenomeno – ha sottolineato il colonnello Fulvio Bernabei, comandante dei Reparti Speciali della Guardia di Finanza – che si dimostra capace di interpretare le dinamiche di una economia complessa e globale, tale da richiedere una puntualizzazione della stessa norma legislativa (leggi art. 416 bis), o se non altro una sua più puntuale interpretazione. È comunque chiaro che un sistema economico profondamente inquinato dalla criminalità mafiosa – ha evidenziato Luigi Giove, segretario generale di Cgil Emilia Romagna – danneggia in primis i lavoratori interessati, le stesse imprese locali costrette a subire la concorrenza delle attività infiltrate, e più in generale una società che vede lesi diritti democratici e libertà essenziali. Di qui la necessità – come ha invitato Donato La Muscatella, referente ferrarese di Libera – di una risposta forte e ampia della società civile, che deve saper vigilare e fare rete facendo da barriera alle incursioni sempre più sofisticate, moderne e aggressive delle organizzazioni mafiose. –

Morena Cavallini

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