«No ai 35 migranti a Ravalle» Residenti e sindaco alleati
Fabbri: non credo all’azione di forza della Prefettura, servono alternative Spuntano edifici pubblici in città e provincia. I privati disertano ancora la gara
Un gruppo di residenti a Ravalle e il sindaco Alan Fabbri si sono seduti al tavolo del primo cittadino, ieri mattina, e hanno scoperto di avere le stesse idee per quanto riguarda la concentrazione in una sola casa privata del paese di 35 richiedenti asilo. «Sono troppi, bisogna trovare altre soluzioni» è la conclusione di tutti i convenuti, il problema è che dalla Prefettura, responsabile in ultima istanza dell’accoglienza, non giungono segnali di cambiamento di rotta. Il sindaco non crede a prove di forza del prefetto, «non si è mai registrata una cosa del genere in Italia su di un bene privato», e si prepara comunque ad incontrare il rappresentante di governo. L’alternativa potrebbe essere rappresentata da edifici pubblici risistemati negli anni scorsi, in città e provincia, mentre Marcella Zappaterra, consigliere regionale del Pd, chiede di tornare al modello di assistenza degli anni scorsi, basato sui piccoli gruppi. E intanto la gara della Prefettura è andata deserta.
il caso ravalle
La delegazione di Ravalle, della quale faceva parte anche l’ex consigliere leghista Paolo Vezzani, è stata accolta da Fabbri e durante l’incontro è arrivato anche il vicesindaco Nicola Lodi. «Abbiamo riferito al sindaco la nostra contrarietà all’arrivo di 35 persone in un paese di 300 abitanti - ha detto Daniele Menegatti, uno dei partecipanti - L’edificio in questione è sì grande, 500 metri quadrati, ma ha un solo bagno e una vasca biologica, insomma è inadatto. Senza contare che anche a noi la proprietaria ha ribadito di non voler affittare a richiedenti asilo, ma eventualmente a vendere». E ieri il legale della proprietaria, Massimiliano Bissoli, ha ribadito che «c’è stata una trattativa per la vendita dell’immobile, ma non è mai stato nemmeno firmato un preliminare». La coop, la veneta Un Mondo di gioia, ha partecipato per 50 posti alla prima gara della Prefettura. «Il sindaco faccia chiarezza e non ci lasci soli» ha chiesto Francesco Venier.
Per Fabbri il punto focale resta «il fatto che la coop abbia o no la disponibilità di quei locali», e che bisogna trovare soluzioni alternative. C’è chi fa notare che a Salvatonica, Ripapersico e in città sono state ristrutturati edifici pubblici che potrebbero essere impiegati in questo senso.
alternative
È probabile infatti che la Prefettura debba orientarsi sul pubblico, visto che i privati ancora una volta hanno disertato il bando di metà ottobre «per i servizi di accoglienza costituiti da singole unità abitative» per richiedenti asilo: nessuna offerta. Al netto delle proroghe che tengono in piedi ancora il sistema, mancano quasi 700 posti.
Zappaterra parte dalla sua esperienza da presidente della Provincia, quando si lanciò il modello «piccoli gruppi in grandi comunità». Scartando Ravalle, auspica «che le istituzioni, a partire dal Comune, propongano alternative che contemplino altre collocazioni e la suddivisione del gruppo in nuclei più piccoli». —
Stefano Ciervo
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