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la sentenza 

Fornì il metadone fatale: diciotto mesi senza sconti

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cento. La condotta processuale collaborativa del difensore, con il via libera a produrre in aula verbali di sommarie informazioni raccolte durante le indagini e la rinuncia a interrogare i testimoni propri e della pubblica accusa, non è bastata a far scattare le attenuanti generiche. E non perché l’imputata Daniela Bastia, centese di 49 anni, abbia provato a dichiararsi innocente, sostenendo di non essere stata lei a consegnare a Cristian Antoniello la fiala di metadone che assieme a due pastiglie di Rivotril e ad una buona dose d’alcol lo avrebbe ucciso, nel maggio di nove anni fa; piuttosto per il carico di precedenti che aveva, tra cui quattro furti, una rapina e una ricettazione. La donna è stata condannata ad un anno e mezzo per il reato di “morte come conseguenza di altro delitto”. Un’ordinanza della Cassazione pubblicata mercoledì ha escluso la concessione delle attenuanti, al termine di un giudizio che costerà alla donna anche tremila euro di spese solo per aver aperto il procedimento.

La tragedia, in casa Antoniello, si consumò verso le otto di sera quando il ragazzo cominciò a sentirsi male. I genitori non si resero conto della gravità della situazione, anzi pensarono che Cristian avesse esagerato con l’alcol, e lo filmarono per mostrargli il mattino successivo le conseguenze dei suoi presunti eccessi. Ma il mattino dopo Cristian era già in agonia, e a quel punto era già tardi per chiamare il 118: il giovane morì per insufficienza respiratoria acuta dovuta a edema polmonare, determinato a sua volta dal metadone. In tasca della vittima venne trovata la fialetta vuota, intestata a Daniela Bastia, e la ragazza finì nei guai. —

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