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il caso accoglienza 

Ipotesi migranti a Ravalle Operazione in due fasi traslochi pure da Ostellato

S.C.
Ipotesi migranti a Ravalle Operazione in due fasi traslochi pure da Ostellato

L’assessore Coletti: prima 25 persone, poi le altre 10 ma la competenza è solo della Prefettura Calvano (Pd): cambiamo leggi

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Resta avvolta nell’incertezza la vicenda del possibile trasferimento di migranti in una grande abitazione di Ravalle. L’assessore Cristina Coletti, nel rispondere per iscritto al consigliere dem Francesco Colaiacovo, dettaglia indicazioni «raccolte presso gli uffici competenti», che sembrano confermare l’intenzione della Prefettura di proseguire sulla strada intrapresa, nonostante le perplessità dei residenti e della stessa proprietaria dell’edificio. «Presso la struttura di Ravalle - si legge - dovrebbero essere collocate, nelle prime fasi, 25 persone delle quali 17 già presenti nel comune di Ferrara e 7 nel comune di Ostellato. Per il trasferimento dei restanti 10 i tempi non sono noti. I trasferimenti restano completamente di competenza della Prefettura di Ferrara, in quanto - aggiunge l’assessore - il contratto con la cooperativa che si è aggiudicata il bando per la gestione degli ospiti (Un mondo di gioia) è gestito direttamente dalla Prefettura».

La proprietaria ha ribadito di non voler affittare, e, attraverso il suo legale, di aver avviato contatti per la vendita alla coop, che però non sono mai approdati nemmeno al preliminare. I portavoce dei residenti, che peraltro correggono il tiro sulle dotazioni di servizi dell’edificio («non le conosciamo, abbiamo espresso solo un generico timore» ha spiegato ieri Daniele Menegatti), restano quindi sul chi vive.

Il problema, ribadisce il consigliere regionale Paolo Calvano (Pd), è l’aver ridotto le associazioni a semplici controllori, «chi risponde ai bandi delle Prefetture, oggi tende a concentrare il più possibile le persone assegnate in modo da abbattere i costi di gestione». Il Pd è pronto a confrontarsi «su come rivedere la normativa attuale», per ritornare al modello ferrarese di accoglienza diffusa. —

S.C.

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