La Nuova Ferrara

Ferrara

carradori (Sant’Anna) 

Anziana in barella 23 ore «Errore non archiviato ma nessuna negligenza»

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Tra il 20 e 21 ottobre al S. Anna di Cona una paziente è rimasta in barella 23 ore prima di essere ricoverata. La vicenda è stata riportata dalla Nuova, ha innescato una prima risposta dell’azienda, ed è stata esaminata e valutata dai vertici del reparto e dell’ospedale. In primis, spiega il direttore generale, Tiziano Carradori, ci si è assicurati che la signora non avesse riportato conseguenze dalla condotta dei sanitari. «Nessuna negligenza o scarsa diligenza» è stata riscontrata, osserva il Sant’Anna che ha individuato nella condotta del medico forse un’eccessiva disponibilità verso le ragioni della paziente che, ad avviso dello stesso professionista, avrebbe dovuto rientrare al domicilio in base all’esito degli accertamenti effettuati.

Va ricordata la ricostruzione della vicenda da parte dell’azienda: la donna era stata trattenuta in osservazione perché aveva detto di essere sola e di non sentirsi ancora bene e i posti letto nel reparto di accoglienza, in esaurimento, erano riservati ad un’utenza più grave; la mattina dopo, poi, la persona incaricata di assegnare i posti letto ai pazienti in attesa di ricovero non era stata informata del fatto che la paziente aspettava dal pomeriggio precedente, e l’aveva ricoverata dopo molte ore senza tenere conto della sua situazione di persona “parcheggiata” da oltre mezza giornata in Pronto soccorso, avendo dato la priorità a casi considerati più gravi.

Il Sant’Anna non ha adottato provvedimenti disciplinari nei confronti del medico, spiega Carradori interpellato dalla Nuova, perché «pensiamo che le sanzioni non insegnino a gestire meglio situazioni di questo tipo. Cerchiamo piuttosto modalità di rinforzo dei comportamenti professionali corretti che non si riducano ad un rifiuto burocratico del ricovero». In pratica, meglio un ricovero non del tutto appropriato in più che una dimissione decisa pedissequamente sull’esame delle carte, senza soffermarsi sulle condizioni che possono rendere particolare e quindi degno di maggiore attenzione un caso specifico, anche se non presenta all’apparenza segni di una qualche gravità. L’«errore», comunque, non è stato archiviato come se non fosse avvenuto ed è stato trasformato in un’occasione di riflessione: il medico è stato chiamato a colloquio dal primario, il quale ha «incoraggiato l’intera equipe - così precisa l’ospedale - a gestire meglio questo tipo di situazioni». —

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