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Il caso, Lara (quasi) libera dopo aver ucciso Mirko Bruzzone: «Fa discutere Ma è decisione legittima»

Davide Bonesi
Il caso, Lara (quasi) libera dopo aver ucciso Mirko Bruzzone: «Fa discutere Ma è decisione legittima»

Ambrogio. La Mazzoni potrà ricominciare a lavorare come Oss La criminologa: inserimento virtuoso di un profilo criminale “basso” 

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la storia

Davide Bonesi

E niente. Era inevitabile che la decisione della Corte d’Assise di Appello di Bologna facesse discutere in tutte le piazze, sia quelle fisiche che quelle virtuali, i social. Da mercoledì Lara Mazzoni, la donna di Ambrogio che il 4 giugno 2017 uccise a coltellate il compagno Mirko Barioni, è (quasi) libera. Nel senso che potrà tornare a lavorare come Oss (alla struttura per anziani Villa Geras di Cornacervina) e muoversi all’interno dell’intero Comune di Copparo. Il tutto in attesa del pronunciamento della Cassazione, dopo essere stata condannata in Appello a 12 anni e fino a mercoledì agli arresti domiciliari ad Ambrogio. A poco più di due anni da quella tragica notte in cui uccise Barioni, il padre della sua secondogenita.

«Provvedimento legittimo, perché è ancora in attesa di giudizio e bene ha fatto la difesa a sottolineare come non ci fossero particolari esigenze cautelari, dandole quindi la possibilità di tornare al lavoro, ovviamente nel rispetto delle regole». A parlare è Roberta Bruzzone, psicologa forense nonché popolare criminologa ligure.

le reazioni

È indubbio però che questa decisione fa e farà discutere, e non poco. «Questo non mi stupisce, chiaro, però la decisione della Corte d’Assise è legittima. Da un certo punto di vista si può parlare di processo virtuoso di “inserimento”, anche se si tratta di un caso particolare, perché sul banco degli imputati stavolta c’è una donna. Una donna, però, che mi sembra stia mostrando una chiara voglia di riscatto sociale e un lavoro per gli altri».

le attenuanti

Analizzando la vicenda, è la stessa Bruzzone a rivelare le particolarità di quanto accaduto quella notte di giugno del 2017: «È un omicidio maturato in una relazione fortemente perturbata, probabilmente ha inciso questo aspetto. Non siamo di fronte ad una criminale incallita, bensì ad una donna arrivata a fare del male al compagno in una situazione complessa. Diciamo che il suo è un profilo criminale “basso”. Poi l’omicidio avvenne in un giorno particolare, quando entrambi avevano bevuto e tanto, una relazione disfunzionale che all’ennesima escalation ha portato al gesto violento, per chiudere una relazione distruttiva, per entrambi. Penso che quanto successo sia andato oltre alle intenzioni».

Ovviamente, tutto questo in attesa della sentenza della Cassazione: «Chiaro che questa poi sarà decisiva, con ogni probabilità interromperà l’attuale nuova situazione lavorativa per la donna. Ma quanto accaduto non deve fare gridare allo scandalo». —

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