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Imprenditore a 21 anni «La mia dislessia è stata lo spunto per creare impresa»

Giovanna Corrieri

Ieri il convegno sul mondo del volontariato Una realtà fra vocazioni e professionalità 

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Le testimonianze

Nasce da storie personali, spesso, il volontariato. Da sofferenze vissute in prima persona che ti rendono più sensibile verso quelle altrui, da un malessere che ti spinge verso gli altri, ed è perlopiù una vocazione, lo sia ha dentro, e a volte diventa anche qualcosa di più e si trasforma in un vero e proprio lavoro. L’hanno raccontato, ieri in occasione del convegno organizzato dal Rotary sul mondo del volontariato, i ragazzi che di queste realtà hanno fatto esperienza, portando il proprio contributo fino al Perù e la Finlandia.

questioni personali

Fra loro c’era anche Giacomo Orlandi, l’esempio della strada che spesso intraprende una scelta di volontariato. Oggi è un imprenditore, è il presidente di Rotaract e il responsabile della cooperativa Le. Di. Ta. ma in passato è stato un volontario, e prima ancora l’ “assistito”. «Il volontariato è dentro di me – racconta – e l’ho sempre fatto. E tutto è partito da una questione personale. Sono dislessico e sicuramente viene da qui la scelta di avviare la start up innovativa Le. Di. Ta che si occupa proprio di ragazzi con difficoltà di apprendimento. Poi quasi contemporaneamente sono entrato al Rotaract, un ambiente giovane e dinamico dove si fanno tante esperienze di crescita personale e anche lavorativa, oggi sono il presidente. Il Rotaract ha favorito anche le mie competenze professionali, che poi ho trasferito nella start up. Oggi sono un baby imprenditore di 21 anni, come spesso mi definiscono».

L’esperienza di volontariato ha segnato, in modo diverso, anche Francesca Menegatti, la volontaria contro la povertà dell’Emporio solidale il Mantello: «L a cosa più difficile è stata imparare ad avere a che fare con il disagio delle persone che arrivano per chiedere aiuto – dice – Ma è stata un’esperienza che mi ha fatto crescere molto, che mi ha messa di fronte alla vita reale, e ho imparato che non abbiamo tutti le stesse possibilità». Gaia Tassinari e Natalia Carranza sono state invece volontarie Ibo e la loro esperienza l’hanno fatta rispettivamente in Finlandia e in Perù. «Volevo impegnarmi», racconta la prima che per due settimane ha tagliato erba e dipinto le assi delle casa della zona. «Dicono che siamo una generazione inutile – commenta la seconda – e fare volontariato in questo momento per me è una scelta politica forte».

contenitori

Al convegno erano poi presenti anche i rappresentanti del Terzo settore ferrarese, come Laura Roncagli (Agire Sociale), perché il volontariato è vocazione ma servono contenitori per formarlo, proprio come l’Università del volontariato: «Se un’associazione inizia un percorso ha bisogno di imparare le regole dello stare insieme, e noi forniamo gli strumenti». –

Giovanna Corrieri

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