Dosso, Lamborghini Calor: due anni per ripensare a un piano industriale
Incontro al Ministero sul futuro dell’azienda e dei lavoratori. I sindacati: «Confronto interlocutorio, si naviga a vista»
DOSSO. È stato un incontro interlocutorio, né positivo né negativo. Bisogna aspettare. «Si naviga a vista», ha detto Emanuele Farinelli di Fiom che ieri era a Roma per un tavolo di confronto sulla Lamborghini Calor di Dosso. La situazione dello stabilimento dossese è delicata. Da anni ormai i lavoratori vivono una situazione complessa e non è difficile da credere che una sorta di rassegnazione riguardo al futuro si sia fatta largo tra loro.
La situazione. A gennaio i lavoratori erano 43, oggi sono 26. Prepensionamenti e licenziamenti volontari, è vero, ma comunque un segno che non lascia intravedere nulla (o quasi) di buono. Ieri attorno al tavolo al Ministero, oltre ai vari sindacati, anche agli assessorati delle regioni Emilia Romagna e Veneto hanno interloquito con i rappresentanti della Ferroli (Spa di Verona che nel 2002 ha acquisito la Lamborghini Calor) e da quanto è emerso il gruppo veneto prenderà tempo. Prenderà tempo per capire come andrà il mercato nei prossimi mesi e, di conseguenza, per capire cosa ne sarà dello stabilimento di Dosso.
I sindacati. «Lamborghini Calor è in perdita e, nonostante la riduzione di personale, fatica a sanarla. Nei prossimi due anni - ha detto Sandra Rizzo, Fim - il gruppo vorrebbe escogitare un piano industriale per rilanciare il prodotto ma per farlo bisognerebbe partire da investimenti e macchinari che, ora come ora, sono diventati obsoleti». Lo stabilimento di Dosso, infatti, starebbe pagando anche l’arretratezza dei macchinari di lavoro. «Sono anni - prosegue Rizzo - che l’azienda non investe e intanto i competitor creano nuovi prodotti all’avanguardia. Come si può essere competitivi senza investimenti?». Secondo Farinelli, nel piano aziendale generale del gruppo, Dosso ha una visibilità scarsa. «La coperta che ci hanno prospettato è relativamente corta; sarà un anno di osservazione e se la chiusura del 2019 sarà come quella del 2018, non sarà bello».
I lavoratori. Tra giugno e settembre ci sono stati licenziamenti plurimi volontari di lavoratori che hanno scelto di interrompere il loro rapporto con la ditta. Del resto non è facile recarsi ogni giorno al lavoro sapendo che tutto potrebbe cambiare, o finire, da un momento all’altro. La speranza di tutti, dipendenti e sindacati in primis, è quella che l’azienda trovi una strategia per rilanciare il prodotto e continuare così ad avere bisogno dello stabilimento di Dosso. —
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