Nuove trivelle nel Mezzano Pollice verso dai Comuni
L’Unione Valli e Delizie dirà no ad Aleanna che intende sfruttare il gas metano «Progetto rischioso, può avere ricadute irreversibili sugli equilibri idrogeologici»
Un progetto che va «contro alla tanto auspicata ed obbligata transizione energetica su cui ci si sta concretamente impegnando» e che si basa su «un mero sfruttamento del sottosuolo dalle potenziali ricadute irreversibili sugli equilibri idrogeologici del reticolo idraulico».
Sono alcune delle motivazioni a partire da cui l’Unione comunale Valli e Delizie (formata da Portomaggiore, Argenta e Ostellato) dice no al progetto di sviluppo della concessione di coltivazione “Valle del Mezzano”. Dove la multinazionale Aleanna Resources conta di produrre riserve di gas metano per circa 160 milioni di metri cubi, nell’arco di otto anni.
il progetto
I tre Comuni invocano il principio di precauzione e ribadiscono l’esigenza di tutelare il territorio, con l’obiettivo di stoppare le trivelle. Che, in base a quanto comunicato da Aleanna al ministero dell’Ambiente il 31 luglio, si vorrebbe far tornare in azione su un’area di 49 chilometri quadrati derivanti dal permesso di ricerca “Corte dei Signori”, sui territori comunali di Ostellato e, in piccola parte, di Comacchio.
La multinazionale punta a realizzare tre nuovi pozzi e a mettere in produzione del giacimento Trava, dopo che le ricerche tramite perforazione del 2017 avevano rivelato l’esistenza di un rilevante quantitativo di gas nel sottosuolo.
allarme subsidenza
L’Unione Valli e Delizie ha analizzato lo studio di impatto ambientale presentato dall’azienda, manifestando alcune perplessità, in quanto «non è credibile – si legge nel documento approvato dalla giunta dell’Unione – che l’estrazione di idrocarburi nel Mezzano non abbia effetti irreversibili con onerose conseguenze di gestione idraulica della subsidenza naturale di un territorio di bonifica altamente fragile, in cui la totalità delle aree interessate si trova altimetricamente al di sotto del livello del mare».
In realtà il no dell’Unione è in linea con quanto già espresso in passato: nel 2016 si espresse contrarietà all’istanza del permesso di ricerca “La Stefanina”. E altre istituzioni si erano già pronunciate in senso negativo, come la Provincia, il Consorzio di Bonifica e il Parco del Delta del Po.
decide il ministero
Ma quanto potrà valere questo pollice verso, da mostrare in seno alla Conferenza dei servizi che sarà programmata nell’ambito del procedimento di Via (Valutazione impatto ambientale) dell’intervento?
Di certo, non sarà decisivo: tutto resta infatti in capo al ministero dell’Ambiente, a cui spetta di rilasciare la concessione. È il decreto Sblocca Italia del 2014 a definire strategiche e di pubblica utilità le attività di ricerca, prospezione e coltivazione di idrocarburi, facilitandone il percorso autorizzativo. Anche se poi il governo Conte 1 approvò nel febbraio scorso la moratoria di 18 mesi, sbarrando la strada ai nuovi permessi di ricerca. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
