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Le minacce e il proiettile agli assistenti sociali. Solidarietà dalla Regione: «Stop al clima d’odio»

Le minacce e il proiettile agli assistenti sociali. Solidarietà dalla Regione: «Stop al clima d’odio»

Le reazioni dopo la lettera minatoria recapitata all’Asp ferrarese. Bonaccini: trovare i responsabili, noi parte civile nel caso Val d’Enza 

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FERRARA. Quelle parole che invitano gli assistenti sociali a fare attenzione ai loro figli hanno suscitato non poca inquietudine in corso Porta Reno, dove hanno sede gli uffici dell’Asl e dei Servizi sociali. Poche righe e la testa di un proiettile arrugginito che hanno motivato la denuncia per minacce presentata dall’Asp ai carabinieri ma hanno anche suscitato sdegno e indignazione nelle istituzioni con messaggi di solidarietà e di viva preoccupazione giunti dalla Regione e dall’Ordine professionale degli assistenti sociali. Il presidente della giunta regionale, Stefano Bonaccini, bolla il «gravissimo e ignobile gesto intimidatorio» e lancia un appello che richiama gli effetti della massiccia campagna politica che ha preso spunto dal caso Bibbiano: «Ognuno faccia la sua parte e cessi l’assurdo clima d’odio alimentato da irresponsabili strumentalizzazioni dopo i fatti della Val d’Enza, che sta colpendo migliaia di operatori e operatrici totalmente estranei a quella vicenda. Non è questo che serve all’accertamento della verità».

Il dopo-Bibbiano. Bonaccini ritorna alle dichiarazioni rilasciate nella sua audizione in Commissione regionale sui minori dove, spiega, «ho affermato che gli illeciti di qualcuno, ai quali, se accertati, dovranno seguire condanne piene, senza sconti, non possono in alcun modo sfregiare il valore del lavoro dei tanti. E ho ribadito che se qualcuno ha sbagliato dovrà pagare anche per questo, anzitutto per il danno che ha arrecato a bambini e famiglie, ma anche per quello che ha causato ai tantissimi colleghi che non hanno responsabilità alcuna».

Anche per questo motivo, aggiunge il presidente, «la Regione si costituirà parte civile nel procedimento, a tutela delle vittime, dell’onorabilità dei servizi e dei professionisti che in essi operano. E su quanto accaduto a Ferrara mi auguro che siano condotti tutti gli accertamenti del caso e che gli autori di questi atti criminosi e intollerabili vengano assicurati alla giustizia». Parole altrettanto dure sono uscite dalla penna di Rita Bosi, presidente del Consiglio regionale dell’Ordine degli assistenti sociali: «Si tratta di un gesto infame e vergognoso – ha commentato – frutto del clima di odio e da caccia alle streghe contro gli assistenti sociali. È bene tutti sappiano – la politica, le istituzioni, l’opinione pubblica – che strumentalizzare l’inchiesta Bibbiano per criminalizzare, delegittimare e denigrare una intera categoria professionale significa minare alla radice il rapporto fiduciario tra questa figura e quanti ad essa si rivolgono con fiducia». Fiducia «piena e incondizionata» riposta dall’Ordine «nella magistratura e nelle forze dell’ordine che certamente sapranno fare piena luce su questo inquietante episodio».

La risoluzione. La questione è stata trattata anche in una risoluzione presentata in Regione da Paolo Calvano, primo firmatario, Paolo Zoffoli, Francesca Marchetti, Roberta Mori e Giuseppe Boschini (Pd), Silvia Prodi (Misto) e Igor Taruffi (Si). I consiglieri impegnano l’assemblea legislativa «a esprimere solidarietà e vicinanza agli assistenti sociali ferraresi vittime di questo gesto vile e intollerabile nonché un doveroso ringraziamento a chi opera su tutto il territorio regionale nel superiore interesse del minore, per assicurarne la miglior tutela e, ove possibile, sostenere i genitori e le famiglie nel percorso di ridefinizione di quelle reti affettive e di responsabilità che consentano al fanciullo di crescere sano e protetto nel proprio contesto famigliare». –

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