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la sentenza

Ragazzina palpeggiata. Venti mesi di carcere per le molestie sessuali

D.P.
Ragazzina palpeggiata. Venti mesi di carcere per le molestie sessuali

Portomaggiore, giovane condannato per l’episodio avvenuto alla Fiera. La difesa: «Nessuna intenzione violenta, subito appello»  

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PORTOMAGGIORE. È stato condannato, a 1 anno e 8 mesi, per un toccamento al posteriore di una ragazzina di 14 anni: il processo che si è concluso ieri davanti al tribunale (giudici Tassoni, Lepore e Franceschetti) ha sancito che si trattava comunque di un atto a matrice sessuale, nonostante il tentativo dei suoi difensori di convincere i giudici del contrario.. Il fatto nel 2018

Il fatto è accaduto nel settembre del 2018, alla Fiera di Portomaggiore. Lui un ragazzo di origini pakistane che abita nel Forlivese, era venuto con la sua compagnia di amici alla Fiera. Un pomeriggio tra ragazzi, in mezzo alla tante gente accalcata, all’improvviso, secondo il racconto di una amica della ragazzina, lui avrebbe toccato il sedere alla giovane. A dare l’allarme secondo la ricostruzione non fu nemmeno lei che sorpresa per ciò che era successo non realizzò nemmeno il possibile gesto di violenza: fu l’amica a lanciare l’allarme, testimone oculare, a riconoscere il ragazzo che poi venne fermato dai carabinieri presenti alla Fiera.

Indagini e processo

Da qui le indagini e addirittura la richiesta di arresto per il ragazzo, poi trasformato tuttavia in una misura cautelare dell’obbligo di dimora (abita nel Forlivese dunque non poteva venire nel Ferrarese). Dopo questi fatti il processo iniziato ha visto sfilare i testimoni. Soprattutto la ragazzina molestata che ieri ai giudici ha raccontato di avere avuto la percezione che quell’atto non fosse così casuale come il ragazzo i suoi difensori sostenevano. All’udienza di ieri in tribunale davanti al pm Ciro Alberto Savino e ai giudici, la ragazzina ha precisato che quel gesto a suo parere (oggi, a differenza di ciò che raccontò in precedenza) era stato una sorta di palpeggiamento.

UN atto sessuale

Un atto ovviamente a chiara matrice sessuale, ben diverso da ciò che i difensori dicevano: che si trattasse comunque di una casualità e soprattutto noi vi era nessuna intenzione - citando pronunciamenti giudiziari - poiché occorre che ad un gesto si associ la consapevolezza di aver piacere(i vecchi atti di libidine del codice) nel gesto. Alla fine i giudici si sono convinti che l’atto rappresenta una molestai sessuale, e comunque hanno accolto le attenuanti, negando l’aggravante della minore età e soprattutto confermando la tenuità del fatto. Ultimo ma non ultimo, la condanna è sospesa e i legali (Longobucco e Palma) hanno annunciato ricorso in appello. —

D.P.

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