Tassa sulla plastica Confindustria: costi raddoppiati a rischio un settore
Della “packaging valley” fanno parte 48 imprese ferraresi Anticipare il balzello «mina la sopravvivenza delle aziende»
La tassa sugli imballaggi in plastica monouso, 1 euro al chilogrammo, prevista dalla manovra di bilancio del governo a partire dall’1 giugno 2020, fa tremare le imprese, fibrillando anche la politica locale. La presa di posizione molto negativa di Confindustria Emilia Centro, che parla di un «incremento del 110% del costo della materia prima» per il settore, fa il paio con quelle dei sindacati nazionali della plastica, e dà la stura agli affondi dei politici già impegnati in campagna elettorale per le Regionali. Tanto che è sceso in campo direttamente il governatore Stefano Bonaccini.
posta in gioco
La “Packaging valley”, lungo la via Emilia con propaggini appunto nel Ferrarese, occupa circa 17mila occupati con un fatturato annuo di 5 miliardi di euro, il 63% del giro d’affari nazionale. I dati della Camera di commercio, che riguardano l’intero comparto degli imballaggi in plastica, riferiscono di 947 aziende in tutta l’Emilia Romagna, 48 delle quali a Ferrara, pari al 2% dell’industria manifatturiera provinciale. Si tratta di aziende di medie-piccole dimensioni, con punte d’eccellenza nel packaging frutticola: tra queste c’è Cpr System di Gallo, una coop con mille imprese socie che si occupa dell’intera filiera, concentrata peraltro sugli imballaggi in plastica riciclabile. Il polo chimico non è direttamente coinvolto, ma il sindaco Alan Fabbri annota che «Ferrara è una zona di partenza della produzione della materia prima utilizzata per il packaging, la tassa sarebbe un grave colpo» per tutto il settore della plastiche, che in città conta 1.700 addetti fissi, 600 periodici e 700 stagionali.
Comprensibile la preoccupazione di Confindustria Emilia Centro (Bologna, Modena e Ferrara), che richiama gli esempi dei piani d’incentivi con i quali Francia e Germania hanno affrontato la questione, e critica l’impostazione della tassazione secca: «Tra cinque anni non avremo migliorato nessun processo produttivo - dice il presidente Valter Caiumi - e avremo dirotto occupazione e imprese attive. Se questa è un’imposta passante, l’azienda dovrà comunque mettere mano al proprio portafoglio e anticiparla. Chi le restituirà la somma versata? Il Conai? La grande distribuzione? Il consumatore finale? Il significativo aumento dei costi minerà la sopravvivenza di molte imprese» conclude Caiumi. Secondo Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec nazionali la tassa «per come è costruita non ha alcuna finalità ambientale o di riconversione industriale perché penalizza solo i prodotti e non i comportamenti poco responsabili dei cittadini. I lavoratori saranno i primi a subirne le conseguenze».
contromosse
Il governatore Bonaccini ha fatto sapere di aver «sentito il ministro Gualtieri», e si dice «fiducioso che la tassa sarà quanto meno rimodulata, riducendone l’impatto». Implacabili gli affondi dell’opposizione, a partire dalla candidata leghista Paola Borgonzoni, e con i FdI ferraresi scatenati. Per l’assessore comunale Alessandro Balboni «rimane ben poco di quell’ambientalismo del quale il Pd vuole farsi portavoce», e nelle mosse di Bonaccini non c’è tanto la preoccupazione per i «posti di lavoro messi a rischio, quanto piuttosto le ricadute in termini di consenso». Il coordinatore provinciale, Mauro Malaguti, parla di rischio delocalizzazione e punta l’attenzione sul polo chimico, «oggi la plastica si fa con il più contenuto consumo di CO2, un sacchetto di carta richiede il 50% in più di acqua»; semmai il problema sono le tecnologie per il recupero. «Mettiamoci attorno a un tavolo e ragioniamo sulle cose da fare» è l’invito di Paolo Calvano (Pd) rivolto soprattutto al M5s. —
Stefano Ciervo
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