Il “pasticcio” delle fogne I proprietari: «Tutte respinte le proposte al Comune»
A Porto Garibaldi esproprio mai eseguito, parla il legale della società: «L’amministrazione ha detto no a un accordo vantaggioso per tutti»
il caso
«Il Comune di Comacchio aveva due strade per risolvere la questione dell’impianto fognario realizzato su terreni mai espropriati: una acquisizione sanante e una transazione, come da nostra proposta. E le ha respinte entrambe».
A parlare è l’avvocato Maria Mezzogori, il legale della società al centro di un braccio di ferro con l’amministrazione comunale. Tutto ruota attorno a un terreno a Porto Garibaldi, di proprietà della società, su cui negli anni Ottanta il Comune ha realizzato un impianto di sollevamento, gestito dal Cadf, che serve un bacino di novemila utenze fisse, che diventano oltre 64mila in estate.
La società ha chiesto e ottenuto dal Tribunale la restituzione dei terreni liberi da ogni manufatto poiché, come ha constatato il giudice, l’atto di esproprio non è mai stato eseguito, anche in assenza di qualsiasi dichiarazione di pubblica utilità.
I rischi
Una decisione contro cui il Comune ha fatto appello, sottolineando, secondo una relazione redatta dal Cadf il «danno sanitario e ambientale gravissimo e irreparabile» che deriverebbe dallo smantellamento dell’impianto, con «fuoriuscita di liquami in case, cortili e strade». A questo si aggiungono «allagamenti» anche in caso di normali precipitazioni e la perdita dei finanziamenti (2 milioni di euro) per il completamento del programma di interventi di difesa idraulica.
Un vicolo cieco dunque? No, ribatte il legale della società, perché da quando il caso è scoppiato tentativi di accordo e proposte di soluzione sono state avanzate dalla stessa società, eccome, ma non hanno trovato accoglimento.
Va detto che il caso è emerso quando il Comune ha chiesto di occupare un’altra porzione di quel lotto, per poter realizzare le vasche di laminazione.
Proposte respinte
È a quel punto che la società realizza che su quei terreni mai espropriati era stato costruito l’impianto. Da qui si sono aperte due strade: o una acquisizione sanante (secondo la legge 327 in vigore dal 2003) che costerebbe al Comune 500mila euro, dovendo però passare al vaglio del consiglio comunale e, soprattutto, della Corte dei Conti.
Oppure una transazione proposta dalla società, che per un’altra vicenda (una vecchia convenzione relativa a un terreno a Lido Nazioni), aveva un “debito” di 36mila euro con il Comune. «Più volte abbiamo chiesto incontri con l’amministrazione per arrivare a un accordo - rivendica Mezzogori - e nel 2018 abbiamo proposto al Comune di “cancellare” il debito di 36mila euro e farci realizzare un’area di sosta camper, inserendo il progetto nell’accordo di programma per l’ottavo lido; in cambio l’amministrazione avrebbe potuto mantenere l’impianto fognario e fare le vasche di laminazione. Niente da fare: la risposta è stata negativa perché, ci è stato spiegato, si sarebbe dovuta pubblicare una nuova perimetrazione dell’accordo di programma con conseguente slittamento dei tempi. È finita che abbiamo pagato i 36mila euro ed è tramontato un accordo consentito dalla legge che non costituiva spreco di denaro pubblico, non aggravava il consumo del suolo e non costituiva danno ai cittadini». —
Alessandra Mura
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