Migranti, la Cgil al sindaco: guai colpa dei “giallo-verdi”
«Con la demagogia non si deve amministrare: si cambino allora i decreti sicurezza, si torni agli Sprar e ai Comuni che gestiscono l’accoglienza»
«L’amministrazione comunale di Ferrara non riesce ad andare oltre slogan abusati (“ci troviamo a gestire un’eredità passata”): come dire è colpa di chi ci ha preceduto». È tranciante la Cgil, intervenendo sul caso Ravalle e i 35 profughi che dovrebbero essere ospitati. E ammonisce: «finchè non si andrà oltre demagogia e retorica continueremo ad assistere a sterili polemiche che riescono a far risultare come un problema la presenza di 714 donne, uomini, bambini su un territorio di 350mila abitanti».
Risorse dimezzate
La realtà, spiega l’intervento, è che i migranti spostati nel Ferrarese negli ultimi mesi (Consandolo insegna) sono il frutto del dimezzamento delle risorse ai Centri di accoglienza, deciso dall’ex Governo giallo-verde e dall’ex ministro Salvini «che di fatto ha determinato una parziale riassegnazione dei posti e ha reso insostenibile il modello di accoglienza diffusa». Ossia uno smistamento a piccoli gruppi, sparsi nel territorio. Accoglienza diffusa che «a parole – evidentemente solo a parole – è sostenuta da tutti». E allora, «si pensa davvero che la strada da percorrere sia quella dell’accoglienza diffusa, perseguita fino a qualche mese fa?» si chiede la Cgil. Perchè a conti fatti, «coerentemente ci si deve adoperare perché venga modificato a livello nazionale il capitolato, prevedendo risorse necessarie per l’accoglienza diffusa, per erogare servizi rivolti all’integrazione (insegnamento, formazione, inserimenti sociale o lavorativo, mediazione culturale), scomparsi dal capitolato che ha ridotto l’accoglienza a fornitura di vitto e alloggio». E ancora: «Si pensa davvero che i Comuni devono poter avere voce in capitolo ed essere protagonisti della gestione dell’accoglienza?».
«Allora si chieda di abrogare il decreto sicurezza, che ha cancellato il sistema Sprar, il sistema di accoglienza gestito dagli enti locali, riservandolo a chi ha già ottenuto il riconoscimento, che aveva dato i risultati migliori».
Ma ora si fa altro: «ovvero auspicare accoglienza diffusa ma applaudire al dimezzamento delle risorse che rende sostenibili solo strutture di maggiori dimensioni».
Ancora la Bossi-Fini
E a Ferrara cosa si fa? «Meglio presentarsi come vittime in balia di disposizioni prefettizie ma al tempo stesso sostenere il decreto sicurezza che ha eliminato le alternative: questa è demagogia, e con la demagogia non si amministra, non nell’interesse della comunità». Ultimo l’anacronismo della legge Bossi-Fini «che rende impossibile a chi cerca lavoro entrare in maniera legale nel nostro paese». —
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