Soldi dallo Stato, Ferrara è già “privilegiata” Ma il tesoretto lo porta il federalismo fiscale
L’indagine di Openpolis e Report sui trasferimenti ai Comuni evidenzia come le realtà del Sud siano penalizzate. Emilia al vertice con Bologna
l’analisi
Il sistema di trasferimenti statali messo in piedi negli ultimi anni favorisce i comuni ferraresi, rispetto ad una redistribuzione delle risorse statali basata esclusivamente sui fabbisogni medi delle popolazioni. Ma se venisse compiutamente applicato il federalismo fiscale, gli abitanti del capoluogo provinciale si ritroverebbero con 12 euro in più pro-capite di fondi per i servizi locali, pari a 1,5 milioni di euro complessivi all’anno. Sta in questa forbice la contraddizione innescata in periferia dall’avvicendarsi a livello centrale di riforme, e proposte di riforma, basati su principi federalisti. Senza conteggiare gli effetti dell’autonomia differenziata propugnata da Emilia Romagna, Lombardia e Veneto.
il report
L’indagine di Openpolis e di Report (Rai3) è mirata anzitutto ad evidenziare gli effetti di quello che viene considerato un sistema iniquo di distribuzione delle risorse statali ai Comuni, basato sui fabbisogni standard che sono stati introdotti dopo il 2010 per superare il principio della spesa storica (cioè continuo a ricevere i soldi che ha sempre ottenuto). Poi c’è la simulazione su cosa succederebbe nelle città capoluogo di provincia in caso di applicazione piena del Titolo V della Costituzione e della legge Calderoli sul federalismo fiscale.
i risultati
In generale i fabbisogni standard privilegiano le regioni più ricche del nord penalizzando il Meridione. Il Ferrarese non fa eccezione, stando ai dati riassunti anche nella tabella in alto. Sono infatti pochi i comuni che possono lamentarsi: Masi Torello, che mostra il maggior saldo negativo rispetto ai trasferimenti che arriverebbero sulla base della media nazionale, tenendo conto del numero degli abitanti; poi Poggio Renatico, Lagosanto, l’ex Formignana e Cento. Tra quelli che invece ci guadagnano con l’attuale sistema spicca Comacchio, con un +80,85%, ma anche Ostellato, Argenta e lo stesso capoluogo non sono da meno.
Situazione ancor più favorevole per quanto riguarda la spesa sociale e i fondi per gli asili nido. In entrambi i casi un solo comune risulta penalizzato dall’attuale medoto distributivo: Poggio Renatico per quanto riguarda i servizi sociali (-36,83%) e Comacchio per i nidi (-27,43%). In quest’ultima categoria, al contrario, risultano beneficiate realtà come Jolanda di Savoia (+554,80) o Copparo (+242,81%), in generale molte realtà piccole; sui servizi sociali gli scostamenti in positivo sono meno significativi, ma ovunque (con la sola eccezione di Poggio, appunto) abbondantemente a due cifre.
Il federalismo fiscale compiuto, però, migliorerebbe ulteriormente la situazione dei ferraresi. Il divario in termini di mancati trasferimenti è infatti di 1.586.893,147 euro l’anno, pari appunto a 12 euro in più pro capite. Ferrara comunque non è tra le città settentrionali più “penalizzate”: Bologna, per fare qualche esempio, è a -71 euro, Modena a -41,8 e Ravenna -20,6. —
Stefano Ciervo
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