Don De Ponti, commozione per l’ultimo saluto al sacerdote
Chiesa gremita per il funerale del salesiano che è stato 56 anni a San Benedetto Il vescovo: possiamo raccogliere la sua testimonianza e farne un tesoro prezioso
«La vita di don Gianlfredo De Ponti ha profumato di resurrezione. Questa resurrezione è il dono che oggi il Signore fa a lui».
Sono queste le parole con le quali l’arcivescovo Gian Carlo Perego ha dato inizio ieri nella chiesa di San Benedetto gremita di fedeli e con la presenza di moltissimi sacerdoti, al funerale di “Donde” morto il giorno dei Santi a 90 anni, mentre era ricoverato all’ospedale.
«Possiamo raccogliere la sua testimonianza– sono state poi le parole conclusive di monsignor Perego – e farne un tesoro prezioso».
La liturgia accompagnata dai canti è stata sottolineata da un’omelia affettuosa e riconoscente del parroco don Paolo che ha esordito dichiarando subito la sua difficoltà a condensare in pochi minuti un vortice di emozioni, pensieri e riflessioni che hanno accompagnato la comunità religiosa in questi ultimi mesi, così come è stato per i familiari di Donde e per tutti coloro che lo hanno conosciuto ed apprezzato.
«Quando venerdì primo novembre all’una di notte ti ho visto nel letto coricato su un fianco con le dita delle mani intrecciate insieme ed il viso rilassato – ha proseguito don Paolo – sono tornato al mese di settembre quando prima di andare a dormire, aprivo la porta della tua camera e guardavo per vedere se dormivi tranquillo. Mi avevi detto infatti: Ogni tanto passa a guardarmi! E l’altra sera avevi la stessa serena posizione ma avevi appena consegnato lo spirito».
Il parroco ha proseguito sottolineando che oggi siamo chiamati a cogliere l’insegnamento della sua vita, tutta donata a Dio con fedeltà, anche se non era senza peccato e senza difetti.
Nel segno di don Bosco
«Donde - hya detto ancora don Paolo - ha interpretato la missione di don Bosco: essere nella Chiesa segni e portatori dell’amore di Dio ai giovani e tanti di loro ti sono grati. Grazie Donde, io ti dico arrivederci, ma tu diresti ciao! Cum Iesus attende Domine». In conclusione ha letto un messaggio del vescovo di San Marino, Andrea Turazzi.
Un altro grazie lo hanno infine pronunciato i nipoti Giovanni, Maria Chiara e Stefano «per la sua sapienza, il sorriso, la capacità di sdrammatizzare, grazie anche alla comunità salesiana», ed ancora un grazie è venuto da due parrocchiane che hanno interpretato il pensiero di tutti che hanno applaudito con grande partecipazione mentre la bara veniva portata fuori ed Andrea Poltronieri che insegna nella scuola di San Benedetto, suonava “Gabriel oboe”, di Ennio Morricone tratto dal film Mission. –
Margherita Goberti
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