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dopo la fusione fallita 

Fondazione Carice Nomine alla banca e caccia al sostituto di Popsondrio

Stefano Ciervo
Fondazione Carice Nomine alla banca e caccia al sostituto di Popsondrio

Il presidente Fantozzi: un partner serve ma non è alle porte «Ho ricevuto minacce, non so se mi ricandiderò»

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La mancata fusione con PopSondrio «è un grande rammarico, un’operazione di valore industriale alla quale credevamo molto», ma la Fondazione Caricento non cesserà di «cercare un socio di maggioranza più adeguato di noi per far crescere la banca», anche se l’istituto «è sano e può procedere da solo». A fare il punto sulla situazione post-Sondrio è stato ieri il presidente della Fondazione Caricento, Cristiana Fantozzi, che ha anche annunciato l’intenzione di procedere con le indicazioni dei nuovi componenti del Cda della banca, tra i quali il presidente: anche se assieme a tutti i consiglieri della Fondazione sono in proroga, è la sua posizione, non i sono ostacoli per «atti di ordinaria amministrazione».

nessun danno

«L’operazione non è andata in porto per cause che stanno sopra di noi (la mancata autorizzazione della Bce a Popsondrio, ndr), ma Sondrio non è responsabile – è la valutazione di Fantozzi – Non penso peraltro che ci siano estremi per azioni di responsabilità, in quanto il percorso avviate con le consulenze ci ha arricchito di conoscenze che saranno utili in futuro. Quanto abbiamo speso? Un po’meno di 750mila euro in due anni». Nel corso dei due anni di trattative il rapporto di concambio è scivolato, per effetto della fluttuazione del titolo Bps, a livello considerati del tutto inadeguati dai piccoli azionisti: è quello il valore reale della banca? «Diciamo che il concambio con Sondrio è venuto fuori dal confronto tra due realtà molto diverse dimensionalmente, con i lombardi che sono dieci volte Cento, ma hanno una redditività cento volte superiore – ragiona il presidente dell’azionista di maggioranza della Cassa – È un problema molto collegato alla dimensione».

Resta da chiarire perché la Fondazione, nell’assemblea del maggio scorso, abbia indicato nella lista dei suoi candidati al Cda ben quattro esponenti di Sondrio, tra i quali il futuro presidente Annibale Morelli, in un momento nel quale la banca lombarda non aveva ancora nemmeno un’azione di Cento e l’operazione era appunto sub judice dalla vigilanza europea. «Dal 16 ottobre 2017 – è la risposta di Fantozzi – Bps aveva una visione completa su Caricento, per via della due diligence. Abbiamo anticipato un’operazione, del resto sono entrate quattro persone di enormi competenze».

nomine “calde”

Sta di fatto che oggi la banca si trova senza presidente, in quanto Morelli si è dimesso assieme all’altro consigliere lombardo rimasto (altri due se n’erano andati già in estate), e il 6 dicembre l’assemblea della banca dovrà completare, o addirittura rivoluzionare, la governance. Chi compilerà la lista della Fondazione, destinata come sempre a fare il pieno? «L’attuale Consiglio di amministrazione – ha detto di getto il presidente – Si tratta di attività ordinaria e quindi siamo pienamente legittimati a svolgerla. Il nuovo presidente? Serve una figura di conclamata professionalità. Di Cento? Alla banca servono persone competenti, come quelle che ci sono ora».

Gli attuali vertici della Fondazione non intendono peraltro procedere al rinnovo, nonostante il pressing della parte del Consiglio d’indirizzo critico nei loro confronti, prima della «definizione del nuovo Regolamento delle nomine, che discende dal protocollo Acri-Mef. La prima riunione del Consiglio d’indirizzo non ha completato l’esame, e mi dispiace, in questi giorni comunque torneremo a lavorarci». I nodi sono l’obbligo di un terzo del genere meno rappresentato e la griglia di requisiti e incompatibilità. I tempi, se si metterà mano allo Statuto, non si preannunciano rapidi.

Fantozzi si ricandiderà? «Sono stati due anni duri, ho ricevuto molte minacce anonime. Avevo dato disponibilità a restare con Sondrio, ora vedrò».

alleanze future

Sebbene non sia all’orizzonte, una nuova alleanza è nel destino di Cento, per due motivi: «Le sfide bancarie, a partire dalla finanza tecnologica, richiederanno risorse in futuro, e la Fondazione non potrà rispondere a richieste della banca»; e, aggiunge Fantozzi, resta «l’obbligo normativo (accordo Acri-Mef) ma anche la responsabilità per un amministratore di diversificare il nostro patrimonio, le cui rendite negli anni calano. Gli advisor restano? È auspicabile». La scadenza di aprile 2020 è però solo indicativa, il ministero dovrà valutare gli sforzi fatti per vendere. –

Stefano Ciervo

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