La banda ha colpito in tutto il Nord Italia
I quattro rapinatori arrestati confessano al giudice e restano in carcere: la loro firma anche nell’assalto a Bper a settembre
Avevano fatto le “prove”, mettendo a segno diverse altre rapine in tutto il Nord Italia: poi il 12 settembre, la scelta della Bper, a San Giuseppe di Comacchio. Qui, era andata “buona la prima”, con 120mila euro di bottino. Credevano fosse una passeggiata anche il colpo di Porto Garibaldi, Cassa Risparmio di Ravenna, ma il passo falso li ha portati in carcere. Dove resteranno a lungo, visto che ieri il giudice Carlo Negri su richiesta del pm Alberto Savino ha ordinato la custodia in cella per i quattro componenti della banda di rapinatori arrestati dia Carabinieri di Comacchio, pendolari delle rapine, che da Napoli salivano di volta in volta.
Tutti dentro
Per quella di San Giuseppe, alle quattro persone in azione, tre dentro la banca e uno fuori, tutte arrestate in diretta o quasi, ieri davanti al giudice non rimaneva che confessare: «Hanno ammesso i fatti», ha spiegato ieri alla Nuova Ferrara l’avvocato Emireno Valteroni che difende appunto il “palo”, Biagio Reca, 66 anni, vecchia conoscenza dei casellari giudiziari con alle spalle condanne per 12 anni e che ha finito di scontare gli ultimi i domiciliari appena nel gennaio scorso.
Lui era fuori dalla Cassa di Risparmio di Ravenna rapinata dai tre complici: Gennaro Ambrosio, 56 anni; Pasquale Mancini 60 anni e Bruno Simonetta, 19 anni, il più giovane del gruppo e più “pulito” perché incensurato, il rapinatore entrato per primo nella banca di Porto Garibaldi. Tutti hanno confessato dunque, ma si profilano guai più grossi per la banda poiché i quattro farebbero parte di una “batteria” organizzata e soprattutto che sa cosa fare nel caso arrivino guai. Per questo motivo, ieri da Napoli sono arrivati a Ferrara diversi avvocati per difenderli davanti al giudice Carlo Negri che ha prima convalidato i tre arresti e anche il fermo per Reca, bloccato nella casa di S.Giuseppe di Comacchio dove abita il presunto “basista”, Mario Ambrosio, fratello di Gennaro, indagato per concorso in rapina per aver ospitato, appunto, la batteria e aver agevolato il dopo rapina: l’auto con cui Reca era scappato era parcheggiata nel garage di casa e Reca stesso si stava pulendo della colla alle mani con cui avevano attaccato targhe posticce alle auto, sta stava lavando per tornare a Napoli quando lo hanno bloccato i carabinieri .
Stessa firma al Nord
Una banda, una vera e propria banda, che ha attirato attenzioni di carabinieri e polizia del Nord Italia che stanno indagando, appunto, su analogie riscontri, perché tanti colpi, oltre una decina portano sempre la stessa firma.
L’ultima, “fatale” alla Cassa Risparmio Ravenna dove avevano arraffato già 25 mila euro e 5.000 in monete da 2: attendevano l’apertura della cassaforte temporizzata, ma l’allarme scattato ha fatto intervenire i carabinieri che hanno mandato all’aria i piani della banda. —
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