Arcigay: fuga dal Camerun Lesbica discriminata nella casa di accoglienza
Il caso emerge dal lavoro degli sportelli Migranet dell’associazione La ragazza ha ottenuto il trasferimento e poi lo status di rifugiata
il caso
Ha dovuto scappare dalla sua città e dal suo paese, in Camerun, perché lesbica ma anche a Ferrara, dove pure ha trovato accoglienza e sostegno per il riconoscimento di protezione internazionale, ha dovuto subire discriminazioni. Tanto da chiedere e ottenere il trasferimento in una diversa struttura di accoglienza. È la storia di una giovane camerunese che viene raccontata dall’Arcigay l’indomani della pubblicazione della sentenza della Cassazione con la quale veniva bocciata l’istanza di protezione di un giovane gambiano iscritto a Unife, basata anche su di una relazione predisposta dall’associazione. «Noi non rilasciamo “patenti” di omosessualità, aiutiamo chi, gay o no, ha subito persecuzioni nel suo paese per accuse relative all’orientamento sessuale - spiega Manuela Macario, responsabile nazionale migranti di Arcigay - E seguiamo casi anche nella nostra provincia».
Uno di questi è appunto relativo alla studentessa camerunese, «ha dovuto fuggire dal suo paese perché lesbica e quando è arrivata nel Ferrarese si è rivolta allo sportello della rete Migranet - racconta l’ex presidente provinciale di Arcigay - La Commissione le ha riconosciuto lo status di rifugiata, ma nella struttura dov’era ospitata è stata sottoposta ad una doppia discriminazione: da parte delle compagne, la maggioranza nigeriane, che l’hanno isolata e trattata male non appena saputo del suo orientamento sessuale; e per opera di una operatrice della coop gestrice». Dopo l’invio di una lettera, da parte del Centro donna giustizia, all’Asp, la ragazza ha ottenuto il trasferimento in un’altra struttura della provincia.
L’altro caso seguito da Migranet riguarda una giovane lesbica ucraina, che in patria subiva discriminazioni nel suo lavoro da psicologa, ed è ancora in attesa dell’esito del riconoscimento.
«Bisogna chiarire che né l’adesione ad Arcigay né le relazioni che in caso di vicende molto articolate compiliamo per le commissioni, sono “scorciatoie” per ottenere la protezione - sottolinea Macario - I nostri operatori hanno peraltro svolto una specifica formazione e svolgono corsi per chi lavora nelle strutture di accoglienza». —
S.C.
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