Richiesta di Confagricoltura «Altre risorse per la crisi»
Il presidente ferrarese Vertuani: la nostra frutta ha subito danni incalcolabili Moscheni: gli 80 milioni messi in campo sono marginali rispetto alla calamità
«L’aiuto di 80 milioni di euro da suddividere in tre annualità ed afferente a tutte le regioni colpite dalla cimice, è un’iniziativa lodevole, ma assolutamente marginale rispetto ai danni subiti».
Lo afferma Confagricoltura Ferrara per voce della Presidente della Sezione Frutticola provinciale Elisabetta Moscheni, che torna a commentare l’annuncio fatto dalla ministra Bellanova in occasione dell’incontro svoltosi a Ferrara.
«Occorre trovare altre risorse – prosegue - anche in ambito Ue, per poter dare un minimo di ristoro alle aziende gravemente colpite dai flagelli che si sono susseguiti nel corso di quest’annualità. Gli sgravi contributivi, insieme alla sospensione delle rate dei mutui, devono arrivare celermente, così come le risorse per rimborsare i danni subiti, diversamente non sarà possibile salvare la frutticoltura ferrarese».
Pere e mele
«Dopo le pere, anche le mele hanno subito ingenti danni a causa della cimice asiatica; la raccolta delle mele, che si sta concludendo con le varietà autunno-vernine, testimonia che i danni sono ingenti e raggiungono in alcuni casi il 50%».
Lo afferma il presidente di Confagricoltura Ferrara Gianluca Vertuani, che prosegue «Cimice asiatica, maculatura bruna, ferretto della patata, diabrotica, septoriosi, ruggini e fusariosi dei cereali, solo per citare alcuni dei problemi fitosanitari che stanno crescendo progressivamente e con i quali gli agricoltori devono confrontarsi quotidianamente. Tutto ciò è il frutto di una pressione esercitata da alcune lobby ecologiste e di quelle fautrici di un’agricoltura alternativa a quella tradizionale, che è ormai pressoché completamente “integrata” (ovvero basata su sistemi di produzione a basso impatto ambientale), cui la politica nazionale e comunitaria sta dando ascolto, e che ha portato a falcidiare, una dopo l’altra, gran parte delle molecole in grado di proteggere le nostre coltivazioni. Ed anche l’uso delle molecole al momento sopravvissute alla falcidia, è stato ulteriormente limitato dai vari disciplinari. Oggi sulla graticola ci sono Clorpirifos etile e Clorpirifos metile, utilizzati in frutticoltura per la difesa da diversi parassiti, ivi compresa la cimice asiatica. Se verrà tolta anche questa molecola (che non si è rivelata certo risolutiva contro la cimice, ma che qualche risultato, seppur insufficiente, l’ha prodotto), per difendersi contro la cimice non ci sarà più nulla. Se stessa sorte dovesse essere riservata anche al Mancozeb (un fungicida utilizzato su drupacee e pomacee, in particolare contro la ticchiolatura del melo) allora è davvero difficile immaginare che per la frutticoltura esista un futuro».
Agrofarmaci
«Non si può bandire un agrofarmaco senza prima avere individuato un’alternativa efficace – conclude Vertuani – così facendo si lascia l’agricoltore a combattere a mani nude contro flagelli che provocano la distruzione di gran parte dei raccolti. Basta con questa fobia della chimica. Senza chimica non c’è agricoltura e senza agricoltura, per tantissime persone, non ci sarà più futuro». —
Andrea Tebaldi
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