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Bartali come un dio in laguna: «Che emozione per me vederlo entrare in officina»

Katia Romagnoli
Bartali come un dio in laguna: «Che emozione per me vederlo entrare in officina»

I ricordi di Nordi, biciclaio ottantenne che non rinuncia al suo lavoro: «Da ragazzo dormivo in bottega, direttamente sui copertoni» 

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COMACCHIO. Sono trascorsi oltre cinquant’anni dal giorno in cui Gino Bartali, il “Ginettaccio” nazionale, all’apice del successo, reduce da vittorie leggendarie al Giro d’Italia, alla Milano- Sanremo, al Tour de France e ad altre competizioni mondiali, varcò la soglia dell’officina meccanica di via Muratori a Comacchio, in cui ancora oggi lavora, a 80 anni compiuti, Giuseppino Nordi. La foto di quell’evento epocale, vissuto dai comacchiesi con giubilo, come se in laguna fosse sbarcata una divinità, campeggia ancora su una delle pareti della bottega. È qui che Nordi trascorre le sue giornate e, insieme al figlio Massimo, 51 anni, ripara biciclette e scooter.

IL RICORDO

«Bartali era una celebrità, aveva smesso di correre da qualche anno, quando è arrivato a Comacchio per visitare l’officina di mio zio Teofilo Carli Ballola – spiega Giuseppino Nordi –; io ero un ragazzo che andava a bottega all’epoca e Bartali era arrivato per promuovere la bicicletta che portava il suo nome. In quegli anni la bici andava per la maggiore, pochi potevano permettersi la macchina. Adesso le cose si sono ribaltate ma - afferma il meccanico comacchiese – qui dentro c’è tutta la mia vita».

Al momento del suo arrivo in laguna, il campionissimo toscano era il simbolo dell’Italia che si riscattava dal buio della dittatura fascista e dalla povertà prodotta dalla guerra, era il mito in carne ed ossa. «Tutta la gente di Comacchio è accorsa qui per salutarlo – ricorda, come se fosse ieri, Giuseppino Nordi – e l’officina è rimasta così com’era allora. Dopo qualche tempo mio zio Teofilo è morto e io ho preso le redini dell’attività, che continuerò a portare avanti finché ne avrò la forza. Ero sempre in bottega, come oggi. Non mi ci vedo seduto al bar a giocare a carte o su una panchina a discutere per ore. Il mio lavoro è una passione, come per Bartali lo è stata la bicicletta».

IERI, OGGI, DOMANI

Passato e presente si mescolano. Quando Nordi appenderà la bici al chiodo, il figlio Massimo non assumerà le redini della gestione. «Mi dà una mano in officina perché sa che ci tengo ma - spiega - quando chiuderò si trasferirà a Porto Garibaldi per aiutare la famiglia nella conduzione della friggitoria/piadineria». Ai tempi della indimenticabile visita di Gino Bartali, accompagnata da decine e decine di ragazzi assiepati a bordo canale con gli occhi sgranati ad ammirare la leggenda del ciclismo italiano in persona, Nordi trascorreva anche le notti in officina. «Non avevo tempo di seguire il Giro d’Italia, ero sempre in bottega e di notte dormivo qualche ora stendendomi su una montagna di copertoni. All’alba, mi risvegliava il profumo del pane appena sfornato da un fornaio qui nella via, che oggi non c’è più». L’officina meccanica di via Muratori 4, con il suo secolo di storia, è una delle attività più longeve della cittadina lagunare e in questi giorni si è arricchita del calore e dell’allegria portati dagli operai impegnati nella ricostruzione della sponda del canale, franata nel giugno 2018. «Tutti i giorni compro banane, mele e pane per questi ragazzi che stanno lavorando senza sosta nel cantiere. Di tanto in tanto si affaccia qualcuno che non mi vede da tempo e mi chiede: “Ancora in bottega sei, Pino?”». —

Katia Romagnoli

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