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visita pre-elettorale 

Salvini ha scelto Fabbri testimonial per le Regionali: sindaco “differente”

Stefano Ciervo
Salvini ha scelto Fabbri testimonial per le Regionali: sindaco “differente”

Il leader leghista: lui si occupa di vita reale, bravo su Segre Tanti selfie e poche contestazioni alla fiera dei costumi storici

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In tre ore e mezza a Ferrara, ieri pomeriggio, Matteo Salvini ha scattato centinaia di selfie e stretto altrettante mani; ha mangiato un piatto di cappellacci più arrosto, e poi crostate, sfogliatine e pezzi di formaggio, conditi da birra e idromele; si è messo in testa l’elmo da centurione, ha schivato un accenno di contestazione. Alla politica ha dedicato una decina di minuti, dal palco del petrolchimico e rispondendo a qualche domanda dei giornalisti. Sarà più martellante nelle (molte) occasioni che ha promesso di riproporre fino al 26 gennaio 2020, data delle Regionali, ma già ieri si è capito perché Ferrara gli interessa così tanto: Alan Fabbri è diventato il suo simbolo «di ciò che un sindaco deve fare, cioè occuparsi di vita reale, merito, sicurezza». Grande la differenza con quanto sta facendo ad esempio il primo cittadino di Reggio, «che iscrive tutti i richiedenti asilo all’anagrafe».

mensa gremita

C’erano oltre 400 simpatizzanti leghisti provenienti anche dalla Bassa Modenese e dal Veneto, al pranzo elettorale da 20 euro per la campagna di Lucia Borgonzoni; hanno pagato anche gli assessori del Carroccio, che assieme a Milena Zaggia (azzerati) servivano ai tavoli. Molti consiglieri degli altri partiti di maggioranza, staff del sindaco al completo. Salvini è arrivato in anticipo, prima delle 13, sorprendendo la stessa Borgonzoni che si è affacciata mezz’ora dopo. Subito sul palco, il leader della Lega ha insistito sulla «differenza tra sindaco e sindaco», cominciando a snocciolare qualche promessa “regionale”: «Ridurre le liste d’attesa della sanità, pagare gli agricoltori che anni attendono i risarcimenti, valorizzare in Regione i dipendenti bravi ma mandare a casa quelli che non hanno voglia di fare il loro lavoro o lavorano solo in base alla tessera, di partito o sindacato». Poi, chiedendo di vincere in Emilia perché «così il giorno dopo potrò portare un caffè corretto a Conte, Di Maio e Zingaretti», si è concesso il pranzo a fianco di Fabbri (ringraziato per la cittadinanza onoraria a Liliana Segre, «senza l’ipocrisia della sinistra che fischia la Brigata israeliana perché odia Israele»); prima di fotografarsi assieme a metà sala, a partire dalla fila di sinistra.

contestatori (pochi)

Poi, verso le 15, la volata alla Fiera, passando curiosamente per l’autostrada, per il vero bagno di folla della tappa ferrarese. C’era curiosità per come Salvini sarebbe stato accolto da 200 espositori appassionati di rievocazioni storiche, il terreno di coltura di Fabbri e del leghismo originario, tra i quali rari ferraresi (il Palio non c’è, da anni). In più di un’ora di visita, in lungo e in largo, nei due capannoni, si è sentita una ragazza accennare a “Bella ciao”, uno standista zufolare le note di “Bandiera rossa” e tre figuranti vestiti alla celtica, con tamburi e pive, intonare pure l’inizio di “Bella ciao”, che Salvini ha evitato sterzando improvvisamente di lato.

Per il resto il leader leghista è stato asfissiato da richieste di selfie, manifestazioni di sostegno e offerte di cibo o informazioni. Ha risposto per tre minuti alle domande dei giornalisti, all’ingresso, tra i quali l’inviato de La7 che insisteva sull’incontro con Segre («quel che facciamo lo non lo rendiamo pubblico») e il mancato isolamento politico di Forza Nuova («è fuorilegge? Mi risulta di no»); si è detto favorevole allo scudo penale all’ex Ilva («pur di salvarla siamo pronti a tutto») e ha risposto sarcastico al ministro Gualtieri, secondo il quale i mercati temono il suo ritorno («il Pd è ossessionato da me»).

I portavoce degli standisti hanno chiesto di sostenere il disegno di legge sul riconoscimento delle rievocazioni storiche e sul rifinanziamento del fondo da 2 milioni di euro l’anno. Lui ha preso nota di tutto, è tornato più volte indietro per visitare ogni singolo stand alquale veniva invitato, ha assistito pure ai combattimenti dei gladiatori.

Se n’è andato solo dopo l’ennesimo spuntino con Borgonzoni e Fabbri. —

Stefano Ciervo

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