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L’impegno civile di Paolo Ravenna a 7 anni dalla morte

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Ricordando Paolo Ravenna sette anni dopo la sua morte mi viene in mente come tedesco l’avvocato Fritz Bauer, in Italia quasi sconosciuto.

Bauer era un giurista ebreo molto importante per la cultura democratica in Germania del Dopoguerra. Odiava, come l’avvocato Ravenna, l’antifascismo retorico e preferiva un lavoro concreto e sobrio contro i responsabili della Shoah. Ma non sono certo che questi orientamenti, questi fari intellettuali, abbiano ancora qualche peso culturale per i giovani d’oggi. Speriamo di sì, ma per essere realistici bisogna ammettere che il mondo dei grandi vecchi non trova più un’eco fra i viventi attuali. Ma purtroppo siamo testimoni della crescita di un antisemitismo forte quasi in tutti i paesi europei. Per questo un ricordo di Paolo Ravenna e di Fritz Bauer è diventato quasi un dovere democratico e civile.

Come architetto, artista, avvocato o giornalista (per parlare della mia categoria), si deve continuare con il lavoro di ogni giorno, ma in un modo kantiano come ci hanno insegnato sia Fritz Bauer sia Paolo Ravenna.

Ci si deve dunque aspettare dagli altri (professori, artisti, giornalisti ecc.) un lavoro serio, competente, pieno di coscienza e anche di fantasia e curiosità. Tutti insieme, noi e gli altri, siamo responsabili per il nostro lavoro, per la nostra vita come cittadini d’Europa: quest’ultima era per l’avvocato un titolo d’onore e non di vergogna, come urlano oggi sempre di più i numerosi bulli di un populismo stupido. È arrivata anche in Germania l’onda degli insulti contro la senatrice a vita Liliana Segre.

Lo scrittore Thomas Mann, persona di riferimento per borghesia liberale ed antifascista in Germania fino i nostri giorni, ha definito il senso della parola “tradizione” come orientamento a un modello di riferimento culturale e spirituale: Mann era un grande tradizionalista che, senza un aggiornamento, rischia però di diventare museale, un monumento storico, immobile. Paolo Ravenna aveva, invece, un grande senso per la storia, certamente anche per il passato, ma voleva sempre aprire la finestra verso qualcosa di nuovo, il mondo fuori. Ci manca anche come rappresentante di una cultura civile. Nella crisi della politica d’oggi la loro tradizione civica ci offre modelli da discutere e da imparare per salvare la democrazia, i valori umani e civile non solo in Italia, anche in Germania, anche in Europa. Ma ricordare solo Paolo Ravenna e la sua generazione non ha senso. C’è sempre il pericolo di un puro “Passatismo” Si deve trovare invece un rapporto fra il passato e il futuro, fra il ricordo e la speranza. A Ferrara il grande recupero della mura per quale l’avvocato Ravenna ha fatto tante battaglie come presidente di “Italia Nostra” ma anche come cittadino, rappresenta un progetto culturale e simbolico per difendere la storia di una città e offrire alla cittadinanza odierna un luogo per godere la vita che passa. —

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