La Nuova Ferrara

Ferrara

l’altro filone d’indagine 

Truffe dalle strutture? Già archiviate 12 coop

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Tutto era cominciato prima del Natale scorso, con un blitz della Guardia di finanza e settanta uomini delle Fiamme Gialle ferraresi in provincia a raccogliere e sequestrare documenti, fatture, atti, per verificare, per conto della procura, ipotetici abusi e irregolarità nella rendicontazione dei servizi erogati ai migranti da parte delle varie strutture che ospitavano 831 su un totale di 910 dei richiedenti accolti nel Ferrara. L’ipotesi era che i fondi versati dal Ministero (27 euro e mezzo al giorno a persona) non fossero impiegati per gli scopi previsti oppure che spese e presenze effettive fossero gonfiate. A sgonfiarsi, poi, fu però l’indagine poiché delle 16 strutture indagate (e relativi dirigenti), 12 di queste sono state archiviate, mentre le 4 rimanenti (e i relativi due responsabili) sono rimasti indagati, la loro posizione stralciata e adesso è riunita nel fascicolo che aveva originato tutta questa attività investigativa: quello contro una struttura, la coop “Vivere Qui”. Una coop gestita da una coppia di cittadini camerunensi Thomas Kuma Atongni, 47 anni, e di Nathalie Beatrice Djoum, 43 anni, presidente e vice, che restano indagati per truffa e che a loro volta erano stati oggetto di richieste cautelari ben più importanti per altri reati, primo tra tutti quello di peculato poi non accolto dal gip, così come i loro arresti domiciliari chiesti dalla procura.

Fin qui il passato, le indagini sui “controllati ”, beneficiari dei fondi per l’accoglienza migranti nel Ferrarese. Ora il presente, l’indagine parallela sui “controllori” che guarda caso è nata proprio dalle indagini sulla coop “Vivere Qui”, e le presunte irregolarità non “controllate”, in quanto durante le fasi investigative sono state registrate intercettazioni che ora sono al centro delle verifiche giudiziarie contro il vice prefetto Martorano, e i due operatori Asp, Marzola e Dalfreddo (vedi articolo qui sopra). Tornando all’indagine sulle strutture, restano ancora indagati, e non archiviati come tutti gli altri, Ruggero Villani (per coop Matteo 25) e Domenico Bedin (per tre strutture, Viale K, Nadiya e Meeting Point): i loro legali, anche ieri interpellati (Remondi e Caniato) ribadivano di essere in attesa «della stessa conclusione degli altri, per i nostri assistiti: siamo sereni e fiduciosi nell’archiviazione». —

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