Unife diventa più grande ma scivola nelle classifiche
Ferrara, negli ultimi anni l’ateneo ha ottenuto punteggi più bassi da Censis e Qs World L’incremento delle iscrizioni non è stato affiancato da performance di qualità
FERRARA. L’Università di Ferrara entra nella classe degli atenei di grandi dimensioni (da 20mila a 40mila studenti) e apre uno dei corsi di Medicina più affollati del Paese. Sgomita con concorrenti molto più robusti (con Bologna ha appena ingaggiato una contesa per l’apertura di una sede distaccata di Medicina a Forlì) e ottiene visibilità su scala nazionale.
La corsa sulle quantità. Dopo l’ascesa di Giorgio Zauli al rettorato, a fine 2015, Unife ha iniziato una competizione sui numeri e sull’offerta didattica “aperta” che ha confermato, e anzi rafforzato, il suo ruolo di rilievo nell’economia della città. Zauli ha appena spento la quarta candelina della carica che conserverà per altri due anni. Nonostante il passo lungo, però, l’ateneo perde terreno nelle classifiche che misurano le performance delle università, in particolare –ma non solo – in quelle del Censis-Repubblica, spesso citate nelle comunicazioni che Unife pubblica sul proprio sito.
I punteggi, da cinque anni a questa parte, sono in discesa come pure la posizione generale. La classifica è quella degli atenei di medie dimensioni perché il superamento del tetto dei 20mila studenti a Ferrara è un’acquisizione recente. In questa lista Unife è scivolata dal 10° posto del 2014 al 12° del 2019. Il passo indietro trova riscontro in un’altra classifica, la “Qs World University Rankings”, che mette in fila centinaia di atenei di tutto il mondo. Anche in questo elenco, stilato sulla base di diversi parametri, la perdita di posizioni è evidente: nel 2012 Unife si collocava nel range 301-350; nel triennio 2013-2015 scendeva nella categoria 351-400 e nel 2016-2017 nel gruppo di posizioni comprese tra la 401ª e la 500ª; nel 2018 l’ingresso nella fascia 501-600 per risalire, nel 2019, tra il 401° posto e il 500°. Una dèbâcle riscontrata per diversi e significativi parametri (dalla didattica alla ricerca, alle citazioni etc.).
Le pagelle e gli effetti. Le classifiche del Censis descrivono un andamento simile. Il punteggio generale cala da un valore di 87.5 del 2014 a 83 nel 2015 e nel 2019 precipita a 80.5. Il tracciato dei singoli indici è più discontinuo ma di fatto conferma per ogni voce considerata la perdita di risultati. Per i servizi, dal valore 70/100 del 2014 e 74 del 2015 Unife si ferma a 69 nel 2019 dopo essere risalita a 71 nel 2018; per l’internazionalizzazione il “voto” passa da 88 a 85; per le strutture da 92 a 85; per le borse di studio da 92 a 74; per la comunicazione e servizi digitali da 94 a 75. Il dato più alto e confortante viene rilasciato sull’occupabilità che nel 2019 vale 95 su 100. L’ateneo mantiene alcune aree di eccellenza, come Architettura, da anni in vetta alla classifica di qualità redatta dal Censis.
Questi risultati non comportano un danno economico diretto per l’ateneo, perché il ministero decide i fondi su parametri specifici, come il numero di studenti in corso (che potrebbe subire una frenata a causa dell’esplosione delle iscrizioni negli ultimi 3 anni) e il costo standard per studente. Valutare l’impatto dei dati sull’aspetto reputazionale e quindi sull’appeal dell’ateneo non è semplice. Questi “voti” vengono comunque tenuti in considerazione nel mondo accademico. Per Zauli, da mesi sotto pressione per la mancata pubblicazione del parere della Commissione etica (che l’ha “assolto”) sulla correttezza di alcuni studi che ha firmato, scatta la sfida della qualità nell’ultima fase di mandato. –
Gioele Caccia
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