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Ferrara

coop al centro dell’inchiesta 

Annullata la premiazione alla “Vivere Qui”

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Al centro di tutto, dell’inchiesta di procura e guardia di finanza aperta oltre un anno fa, c’è la coop Vivere Qui. Ritenuta una coop modello, nell’accoglienza dei migranti, tanto che in occasione del “Patto per Ferrara” il Comune – la precedente amministrazione, informa quella attuale – aveva deciso di conferire il premio Cittadinanza Sociale d’impresa del valore di 2.000 euro. Bene a fronte dell’inchiesta e degli sviluppi, l’assessorato alle politiche sociali del Comune di Ferrara ha deciso di annullare la premiazione che doveva avvenire il prossimo 14 novembre a favore della coop. Che si difende. Gli atti giudiziari e le carte processuali finite nei fascicoli – sostiene il legale della Vivere Qui – indicano che «le ipotesi d’accusa non sono del tutto condivise dagli altri giudici».

Stefano Scafidi avvocato che assiste i due indagati dice che «i giudici di Ferrara e la Cassazione hanno da tempo indicato che le somme di cui i mie assistiti sono accusati di aver fatto un uso privato non sono soldi pubblici». Un confine netto. I Cas (centri accoglienza straordinari) nati in emergenza, hanno sì obblighi di rendicontazione (e in alcuni casi sono emersi documenti fiscali pasticciati e altro) ma la loro gestione è completamente diversa dagli Sprar (i servizi di protezione rifugiati); ai Cas che ricevono una somma a notte per persona il ministero paga la struttura (spesso alberghi) 27,5 euro a persona. Con questa somma i gestori debbono far comprendere tutto.

Lo stesso legale aggiunge che per i Cas è possibile anche avere utili: da qui, la tesi difensiva che i soldi contestati ai dirigenti della Coop Vivere qui, non sono dirottati dal pubblico al privato. Si parla di 350mila euro, in quattro anni, dal 2014. Per una gestione della coop che spendeva all’anno oltre 400mila euro per le attività di accoglienza: «Siamo pronti a dimostrare l’estraneità ai fatti contestati, ricordando che finora le richieste della procura non sono state accolte». Scafidi si riferisce alla richiesta cautelare, bocciata dal gip e dalla Cassazione, così come i reati (non peculato), perché da tempo la giurisprudenza ammette non trattarsi di soldi pubblici. –

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