I volontari portano alimenti ai bisognosi La famiglia ringrazia: «sono di grande aiuto»
Il 30 novembre sarà la ventitreesima giornata della colletta alimentare Intanto il Centro di Solidarietà-Carità porta i pacchi nelle case
la storia
Saranno sufficienti per due o tre settimane le provviste che i volontari del Centro di Solidarietà-Carità hanno recapitato l’altra sera a casa di una delle 120 famiglie che per ragioni economiche usufruiscono del contributo alimentare dell’associazione: pacchi di passata di pomodoro, succhi, pasta, preparati dagli stessi volontari nei giorni precedenti, attingendo alle risorse del Magazzino di via Trenti, e che il prossimo 30 novembre si riempirà, questa almeno la speranza di volontari e famiglie bisognose, grazie alle nuove donazioni in occasione della ventitreesima giornata della colletta alimentare.
Intanto, come ogni mese, tre ragazzi, Caterina, Luca ed Edoardo, studenti universitari e volontari dell’associazione, hanno caricato la macchina di viveri e l’altra sera sono arrivati a casa di una numerosa famiglia di nove persone, due genitori e sette figli, originaria della Romania ma residenti in Italia da oltre dodici anni, da quando cioè si sono lasciati alle spalle un paese che non offriva né lavoro né assistenza: «ti offrono servizi solo se paghi - raccontava la giovane mamma, 33 anni, casalinga - così siamo venuti qua».
Spese e niente lavoro
Ma la situazione non è migliorata: «mio marito lavora come piazzaiolo, ma solo per due giorni a settimana, e per 40 euro al giorno. In passato aveva lavorato nel settore delle pulizie ma ha dovuto lasciare essendo asmatico. In realtà è anche allergico alla farina, e prende dei medicinali per poter continuare a lavorare»; un aiuto in più arriva poi dal lavoro saltuario della giovane figlia, 17 anni, barista, ma anche questo evidentemente non è sufficiente. «Ci sono tante spese - continua la mamma - luce, gas, riscaldamento e ora pure l’ascensore che il condominio ha voluto installare. Questi ragazzi - diceva guardando i tre volontari - sono più di un aiuto, dico davvero, senza di loro faremmo proprio fatica e li ringrazio tanto, sono bravissimi». Alcuni di loro sono volti noti peraltro; Luca fa il volontario da quattro anni e da questa famiglia è venuto più volte, anche quando i bambini erano più piccoli e avevano ancora bisogno dei pannolini: «in magazzino ci sono perlopiù generi alimentari - spiegava il volontario - ma quando capita qualche altro bene, lo si distribuisce a seconda delle necessità». Ora ci sarebbe «bisogno di pantaloni per mia figlia più grande, se li trovate», faceva presente la mamma, suggerendo la taglia “giusta”, «una XL», «come XL ma le serve una misura più piccola», replicava ridendo l’altra volontaria, mentre la ragazza si alza per farsi prendere le misure, in imbarazzo ma solo un po’, perché in fondo questi ragazzi non sono estranei.
«ero povera di spirito»
«Il bello è proprio conoscere di persona le famiglie - era la considerazione di Luca - e si possono creare delle amicizie». Concorde Caterina: «andando direttamente a casa delle persone capisci che il loro bisogno di affetto, oltre che materiale, è lo stesso che hai tu. Sono esperienze che ti aiutano a porti in maniera diversa verso le altre persone. Io frequento Medicina e studio dalla mattina alla sera. Sentivo che stavo diventando una persona povera di spirito, e anche per questo, quando mi hanno proposto questa attività, ho accettato. E sono esperienze che ti aiutano a riflettere». —
Giovanna Corrieri
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