Scuola del Sorriso Genitori a disagio «Nonni mobilitati e addio al lavoro»
Il nido tuttora inagibile, famiglie costrette a fare salti mortali C’è chi ha assunto la baby sitter e chi sfrutta la pausa pranzo
Dopo una lunghissima estate trascorsa naturalmente con i figli a casa, le corse ai campi estivi e l’incredibile abilità che hanno i genitori nell’incastrare tutto, ecco arrivare finalmente settembre.
Tutte le scuole hanno aperto, anche quella del Sorriso di Lagosanto. Una prima campanella che era suonata in ritardo, certo, ma una speranza era stata data. Peccato però che dopo qualche giorno è arrivata la temuta comunicazione: istituto non agibile, visti i problemi al tetto e l’indispensabilità di lavori da predisporre.
LE SEDI PROVVISORIE
A questo punto, come si ricorderà, i bambini sono rimasti a casa per poi essere sistemati in sedi provvisorie.
Così provvisorie che non c’è la possibilità di dar loro da mangiare o di farli dormire e devono dunque tornare a casa alle 12.30, al massimo alle 13.30. Come è facile immaginare, una disperazione per le famiglie, nel vero senso della parola. Perché i genitori devono lavorare e adesso, ad anno iniziato, non possono più chiedere nemmeno il trasferimento in altre scuole.
«il bambino ha fame»
Francesca Rossi arriva davanti alla materna, o meglio davanti alla sala adibita ad asilo, alle 12.30 in punto: «Cerco di fare il prima possibile perché il bambino ha fame – spiega questa mamma –. Lavoro su turni, cerco di organizzarmi in qualche modo ma siamo stati costretti ad assumere una baby sitter», dice rassegnata.
«Non posso certo permettermi di perdere il lavoro o di restare a casa, anche perché una soluzione speriamo di trovarla. Al momento abbiamo questa spesa in più e non è poco».
A ben vedere, non è polemica la signora Francesca nell’esternare i propri problemi, non alza mai la voce. «Siamo rassegnati, ma non molliamo. È talmente assurda questa storia che qualcosa deve accadere, per forza».
quattro figli
Più agguerrita, ma molto probabilmente perché di figli da gestire ne ha quattro, Francesca Pusterla.
«A settembre mi avevano finalmente chiamata a lavorare, ed ero felicissima e sollevata. Tutto organizzato, tutto perfetto. Poi mi lasciano due figli a casa, sono da sola e non posso permettermi una baby sitter. Rinuncio quindi al lavoro, almeno posso gestirli io...».
«Come mi sento? E come dovrei sentirmi? È difficile, sempre tutto in salita e per una donna lo è ancora di più – aggiunge mamma Francesca –. Ma io a questo punto devo fare prima di tutto la mamma e far quadrare anche i conti in casa. Adesso, scusate, devo correre a prendere le bambine».
«servono spazi idonei»
Altra voce, altri disagi a partire dalla medesima causa. Sempre in attesa che in questa incresciosa vicenda emergano novità risolutive.
Con un piccolissimo figlio portato in braccio e l’altro accompagnato per mano, Alice deve fare tutto nella pausa pranzo.
«Lavoro tutto il giorno, esco per venire a prendere i bimbi, poi torno a casa e corro al lavoro. Il pensiero su come farò è costante, per ora ho trovato degli aiuti ma non posso continuare così. I bimbi – prosegue nel suo ragionamento Alice – hanno anche bisogno di spazi idonei, di un asilo che funzioni a dovere. Le maestre sono preziose e splendide, fanno il possibile ma anche per loro è dura, molto dura», chiude la donna.
il nonno dà una mano
Nonno Luigi, invece, è di origine pugliese e in questo contesto problematico sta aiutando la figlia con i bambini.
«Io quasi non ci credo, non posso pensare che una scuola sia messa in quel modo e che non si trovino delle soluzioni. A me dispiace vedere mia figlia fare i salti mortali, è stanca, avrebbe bisogno di sapere che almeno i bambini stanno bene fino al pomeriggio. Poveri figli – conclude un po’ abbacchiato nonno Luigi –, un mondo di preoccupazioni e io posso solo starle vicino...». —
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