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ALLA DOZZA di bologna 

L’omicida di Pier Luigi Tartari si è tolto la vita in carcere

L’omicida di Pier Luigi Tartari si è tolto la vita in carcere

Constantin Fiti, complice di Igor in vari colpi, stava scontando l’ergastolo Il fratello della vittima: «Questa è giustizia divina, non c’è niente da dire»

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Ha annodato le lenzuola per farne una corda, l’ha legata alle sbarre della sua cella e si è impiccato. Si è tolto la vita così, ieri, Constantin Fiti, rumeno di 27 anni, detenuto nel carcere della Dozza, a Bologna, dove stava scontando l’ergastolo per l’omicidio di Pier Luigi Tartari, il pensionato di 73 anni ucciso nel settembre 2015 ad Aguscello, nel corso di una rapina posta in essere dalla “banda Pajdek”. Un gruppo di cui aveva fatto parte anche Igor il russo, alias di Norbert Feher. Fiti era in isolamento diurno: per l’omicidio era stato processato assieme a Patrik Ruszo e a Pajdek, condannati rispettivamente all’ergastolo e a 30 anni.

IL FRATELLO

«Non ho niente da dire», la prima, preparata reazione di Marco Tartari, fratello della vittima del brutale omicidio. Poi, l’ex allenatore di calcio, qualcosa invece la dice: «Ho letto la notizia, ma mi scivola addosso. Non aggiungo altro, ci penserà il Padre eterno, se lo vuole perdonare, scusare, o forse questo è stato un atto di giustizia... Sono quegli eventi che succedono e non c’è niente da dire. Non me la sento di parlare, ho quasi un blocco, quello che è successo è una cosa che non mi lascia niente. Dov’era recluso? Non sapevo neanche che era lì alla Dozza: non ho più voluto pensare a quei tre lì, non so neppure dove siano dislocati. Questa è la giustizia divina, viene dall’alto e cosa c’è da dire? Niente. Il ragazzo, o l’assassino, come si vuole definirlo, ha pensato di fare questo e lo ha fatto, ma io non ho niente di commentare. Speriamo di non tornare mai più su questa storia, è una storia infinita: sinceramente è stata dura, dura, durissima, superare le udienze è stata durissima, sono provato e indifferente. È difficile interpretare quello che girava nella testa di questo ragazzo: c’è un qualcosa che dall’alto gli ha suggerito di fare questo gesto. È una giustizia divina. Io sono vuoto, non ho niente da dire. È stata una cosa difficile per me, per mia sorella e anche per chi l’ha dovuta seguire professionalmente».

I legali

Giancarlo Tunno, ultimo difensore in Cassazione di Fiti, si dice «profondamente dispiaciuto, più volte il mio assistito si era proclamato innocente con grande forza e convinzione, minacciando questo gesto in caso di condanna definitiva». Dal canto suo Alberto Bova, difensore in primo e secondo grado, spera «fosse colpevole, a questo punto, ma se era innocente... Si era sempre proclamato estraneo all’omicidio e diceva “se non mi riconoscono l’innocenza mi ammazzo, mai avrei creduto che lo avrebbe fatto. A questo punto Ivan Pajdek, suo accusatore, ha sulla coscienza oltre che la morte di Tartari anche la sua». Rita Cirignano, difensore per fatti minori, è «amareggiata, dispiaciuta, arrabbiata, per la sua giovane età e perché è un’altra vita spezzata». Alessandro D’Agostino, codifensore con Bova, si era sempre detto «lui non ci dura in carcere, nei giorni scorsi pensavo a questo e oggi sono senza parole». –

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