Riermergono le carte Cittadinanza al duce concessa già nel 1924
Fin qui si credeva che il voto del consiglio risalisse al 1936 La proposta di revoca sarà analizzata in commissione
CENTO. È stato trovato nell’Archivio Storico di Cento l’atto di affidamento della cittadinanza onoraria a Benito Mussolini. E la data sorprende.
Il sindaco Fabrizio Toselli affida ora alla III commissione consiliare il compito di analizzare la proposta di revoca: «La commissione, a cui forniremo tutti gli elementi storici e procedurali, è deputata a condurre l’istruttoria per l’attribuzione della massima onorificenza cittadina. Procederemo in tal senso anche se voglio rimarcare che questa non è certo la priorità per Cento. Da una parte credo che la storia abbia già emesso i propri verdetti, dall’altra mi chiedo il motivo per cui nessuno se ne sia mai interessato sino a questo momento e voglio sperare che non si entri nel campo delle strumentalizzazioni».
la cerimonia del ’24
Da quanto emerso dalla ricerca condotta all’Archivio Storico dalla responsabile Mariateresa Alberti, il 24 maggio 1924 (e non nel 1936 come si credeva) l’assise centese votò quel riconoscimento. Nel giorno del nono anniversario dell’entrata in guerra dell’Italia, vennero organizzati, in una Cento addobbata da luminarie, un concerto dalla banda cittadina e una sessione straordinaria del consiglio comunale, a cui partecipò il sottoprefetto del circondario Domenico Pellegrini. All’epoca era sindaco Livio Levi, ebreo, primo cittadino dal 1923 al 1927: ben prima delle Leggi Razziali, datate 1938.
«La guerra – disse Levi –, gloriosamente combattuta e vinta per l’eroico sacrificio dei nostri fratelli, non si chiuse con la battaglia di Vittorio Veneto, ma continuò ancora contro i nemici interni per opera di Benito Mussolini che, intuendo il pericolo che minacciava la Patria per la debolezza dei governanti e le aberrazioni di diffamatori della vittoria, salvò la nazione dalla rovina economica e politica e la portò romanamente grande e rispettabile a quella altezza assegnata dalla forza e dalla capacità del suo popolo». Il sindaco aggiunse: «La cerimonia di oggi, che si compie in tutti i comuni grandi e piccoli, vuole essere l’esaltazione dell’interventismo tenace di pochi, del valore dei mutilati e dei combattenti, l’apoteosi della vittoria, che si alza in piedi e rigetta il fango contro quelli che volevano infrangerla, rappresenta l’Italia in cammino verso i suoi fulgidi ed immancabili destini».
Al termine del discorso fu concessa la cittadinanza a Mussolini, conferita per acclamazione da tutti i 15 consiglieri: gli assenti Giovan Battista Plattis e Renzo Tosi avevano comunque inviato per iscritto la loro piena adesione.
subito dopo, matteotti
Dagli atti emerge inoltre che nel corso della seduta consiliare successiva, il 29 giugno 1924, il sindaco commemorò l’omicidio di Giacomo Matteotti.
«Come fascista e come sindaco esprimo il più alto senso di deplorazione per il delitto avvenuto – affermò Levi –… Poiché tutti i morti, di qualunque parte, pesano sulla coscienza, cessi la lotta fratricida e si avverino il congiungimento e la pacificazione di tutti gli italiani. … Infine un saluto reverente al nostro cittadino onorario, Benito Mussolini … che possa egli circondarsi di uomini nuovi, capaci ed onesti». —
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