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La domenica

Quei delitti annunciati

LUCA TRAINI
L'auto dove Pierpaolo Alessio ha massacrato di botte la nonna a Ferrara
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L'auto dove Pierpaolo Alessio ha massacrato di botte la nonna a Ferrara

Il fondo domenicale del direttore della Nuova Ferrara sugli omicidi ferraresi

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FERRARA. Un omicidio annunciato è una persona che avremmo dovuto salvare. Un’altra, ancora. Anche nonna Luisa, massacrata mercoledì da quel nipote borderline che sempre finiva per accogliere, per un affetto incondizionato e sordo, aveva chiesto pubblicamente aiuto. Con il marito lo aveva denunciato per le angherie subite, estorsioni secondo il tribunale ferrarese che lo ha condannato a tre anni. Ma era libero, Pierpaolo, in attesa di affrontare il secondo grado di giudizio. Terminati i domiciliari, decaduto anche l’obbligo di firma, è stato libero di tornare a rintanarsi dai nonni, sempre chiuso dentro quella casa da cui avevano ripreso a rimbalzare in strada le urla di liti furibonde, come prima dell’arresto. Il vicinato sentiva, sapeva. E ha visto più volte i carabinieri, ma vatti a immaginare che sarebbe finita così…


Io mi chiedo se la società, nelle sue istituzioni, non debba invece proprio immaginare eventuali esiti drammatici delle situazioni più critiche ed agire per impedirli, anche con provvedimenti cautelari. Raccontano che in passato Pierpaolo era stato in cura per i suoi problemi, ma che con la maggiore età aveva scelto di non farsi più aiutare. Ecco, io credo che in certi casi non si possa far scegliere. Il nipote non doveva essere lasciato libero di perdersi, e forse neppure i nonni messi di fronte alla possibilità di riprenderlo in casa. Non senza un monitoraggio costante, almeno.


Un omicidio annunciato è stato quello di Marcello Cenci, al culmine di un anno di stalking e agguati con segnalazioni e denunce che non hanno impedito ad Eder Guidarelli di raggiungerlo a Valencia e ucciderlo. Giovedì, nel processo d’appello, il collegio presieduto da Orazio Pescatore, giudice noto per l’attenuante della “tempesta emotiva”, ha ridotto la pena da trenta a sedici anni: per la famiglia della vittima una sentenza aberrante. Omicidio annunciato quello di Atika Gharib, appena due mesi fa. Quanti altri più? –
 

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