«Telecamere sulle divise e taglio ai fondi per i Paesi che rifiutano i rimpatri»
Ieri mattina il corteo promosso da forze dell’ordine, Fdi e Lega Le proposte per la sicurezza «Manca il personale, chi rischia in carcere ora sono gli agenti»
La protesta degli agenti penitenziari e di altri esponenti delle Forze dell’ordine è scesa in strada ieri mattina. Il corteo si è formato nel piazzale della stazione per dirigersi in piazzetta Municipale, dove sono intervenuti il senatore Alberto Balboni (Fdi), l’onorevole Gianni Tonelli (Lega), Mauro Malaguti, coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia e l’assessore comunale Alessandro Balboni (Fdi), tutti concordi nell’indicare i disagi che da troppo tempo subiscono queste categorie. «La parola chiave di oggi – ha esordito per primo Malaguti – è sicurezza. Noi chiediamo tutela per la divisa che indossate ed in particolare per gli agenti penitenziari che sono i primi a scontare le pene». La protesta si è concentrata sul mancato rispetto delle regole che dovrebbero garantire la sicurezza del personale nella gestione dei detenuti, definiti liberi di circolare in prigione perché sottoposti a una sorveglianza minima a causa dell’inadeguatezza del numero degli agenti.
«I nostri turni infatti sono massacranti – aggiunge un ispettore – dalle 8 alle 10 ore e se poi proviamo ad intervenire in situazioni particolari, rischiamo di essere accusati di tortura, un reato difficile da dimostrare ma che può costarci fino a 12 anni di prigione».
Una situazione esplosiva creata secondo i dimostranti, dalla sinistra che vorrebbe addirittura il codice numerico sulle divise mentre loro propongono telecamere sulle divise. «Il nostro disegno di legge – hanno ricordato il senatore Balboni e Tonelli – è già stato depositato ma temiamo che verrà bocciato anche. Nelle nostre carceri ad esempio più di un terzo sono extracomunitari; noi da tempo stiamo cercando di concludere accordi con i loro paesi d’origine perché li prendano nelle loro prigioni, ma non ci riusciamo perché c’è una clausola che se il detenuto si rifiuta di tornare nella sua patria, il trasferimento non si può fare. Abbiamo proposto di tagliare i fondi per lo sviluppo a queste nazioni». —
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