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Decisa frenata per il rilancio dell’ex Bbs

Lauro Casoni

La capofila Lp Energy è in ritardo ma pronta a trasferirsi: «Troppe cose da fare per sistemare il sito, servono 10 milioni»

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RUINA. Rallenta, per ora, l’ambizioso progetto di Lp Energy, l’impresa con sede a Biella specializzata nella progettazione, produzione e vendita sistemi di illuminazione a led, che prevedeva l’insediamento nello stabilimento produttivo dell’ex Bbs di Ruina di tre start up innovative. Si tratta di Novanatur, specializzata in coltivazioni aeroponiche e idroponiche, Nanoproject, per impianti per la sanificazione ambientale e prodotti impermeabilizzati, e la stessa Lp Energy. Nel progetto sono coinvolti l’ex Comune di Ro, ora Riva del Po, la Camera di Commercio di Ferrara e la Regione Emilia Romagna. Previsto il contributo dell’Università di Ferrara, con formazione da affidare al Cfp, Centro di formazione professionale Cesta.

prima idea stop

Il progetto iniziale, almeno nelle prime intenzioni, doveva dare lavoro a svariate decine di persone (la metà nei primi due anni), per poi essere implementato fino a occupare oltre 400 dipendenti in 5 anni, ossia lo stesso numero di quando la storica azienda di cerchi in lega roese chiuse i battenti.

I progetti per le autorizzazioni, si ricorderà, dovevano essere presentati entro lo scorso settembre, per poter poi partecipare ai bandi regionali a supporto dei processi produttivi, così come era emerso nell’ultimo incontro tenutosi a luglio nel municipio di Ro tra amministrazione comunale, cordata di aziende interessate ad investire nel complesso, il Cfp di Cesta e la consigliera regionale Marcella Zappaterra. Allora erano presenti i rappresentanti di Nanoproject, Ecolet e Vgm partners, start-up interessate al progetto. In quel contesto era stata confermata la volontà di procedere all’insediamento di varie attività. Primo step doveva essere la ristrutturazione del sito, per renderlo idoneo all’operatività e garantirne la sicurezza. L’impegno dei privati era appunto quello di presentare il progetto per le autorizzazioni entro settembre e partecipare ai bandi.

«Siamo in ritardo rispetto al programma iniziale - spiega Gabriella Multari, proprietaria al 50% delle aziende legate a Lp Energy -, forse troppo ottimistico se confrontato allo stato attuale delle strutture fatiscenti presenti nell’area ex Bbs. Servirebbero quasi 10 milioni di euro se volessimo bonificare e recuperare tutta l’area. Un impegno particolarmente gravoso per una sola impresa, se non ci dovessero venire incontro le istituzioni, permettendoci di attingere a finanziamenti previsti da piani di recupero delle aree depresse, come altre imprese hanno potuto usufruire negli anni passati. Certamente presenteremo entro l’anno un piano industriale completo e dettagliato a Regione e a Comune che, attraverso il business plan già presentato agli istituti di credito, contribuirà all’avviamento delle start up per Ruina».

lavoro in più

Altro elemento che ha influito nel ritardo della presentazione di un piano industriale è la nuova fase di ricollocamento sul mercato che Lp Energy sta gestendo in questi mesi, con l’aumento sostanziale della produzione e l’inserimento dei propri prodotti nelle catene della grande distribuzione. «Ora forniamo la Gdo su tutta Italia: questo rappresenta un grande risultato per la Lp Energy srl e comporterà - sottolinea Multari -, la necessità di trasferire le linee di produzione dal sito di Sant’Agostino, in affitto, ai nuovi capannoni che realizzeremo a Ruina, prevedendo anche un significativo aumento di personale». —

Lauro Casoni

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